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Siccome manca il pane, diamo il via al circo

Questa la frase detta da un ministro argentino all’analista politico Carlos Pagni riferendosi al caso dei “quaderni marca Gloria“, una serie di appunti che l’autista del segretario di Julio de Vido, un ex ministro del governo kirchnerista, avrebbe redatto nel trascorso degli anni e che dimostrerebbero il pagamento di tangenti da parte di numerosi ed importanti imprenditori a funzionari pubblici del governo di Cristina Fernández de Kirchner (CFK), avvenuto – secondo quanto dichiarato dall’autista – mediante la consegna di cospicue quantità di denaro trasportate in grossi borsoni direttamente alla residenza presidenziale di Olivos.

È vero, come si dice, che la realtà spesso supera la fantasia, ma è altrettanto vero che per fuorviare la realtà con la fantasia ci vorrebbe un po’ più di estro artistico.

Numerose le ombre che si celano dietro quella che sembra un’operazione orchestrata a tavolino: i quaderni in questione sono misteriosamente scomparsi – sarebbero stati persi o bruciati dallo stesso autista – per cui le indagini si dovranno muovere partendo da delle fotocopie, fatto che impedisce di effettuare le dovute perizie tecniche e dalle testimonianze delle persone coinvolte.

Se non bastasse, il procuratore e il giudice scelti per seguire la causa sono stati designati arbitrariamente senza rispettare il procedimento di sorteggio previsto dalla legge, e il giudice scelto è il solito Claudio Bonadio, nemico numero uno della ex presidente CFK già indagata dallo stesso per le cause “Hotesur“, “Los Sauces” e quella del “Memorandum con l’Iran“, e ammiratore del giudice Moro, quello, per intenderci, che ha sbattuto in galera senza prove il presidente Ignacio Lula da Silva.

Intanto, in questi giorni, una quindicina tra imprenditori ed ex funzionari pubblici kirchneristi sono finiti dietro le sbarre ed è iniziata la bagarre delle testimonianze dei pentiti, tra i quali, guarda caso, compaiono numerosi uomini d’affari legati al presidente Mauricio Macri, come il cugino e presta nome del capo dello stato Angelo Calcaterra, che, da copione, si stanno rapidamente pentendo, lasciando al fresco soltanto gli uomini dell’ex governo.

Non meno di una settimana fa, l’ex vicepresidente Amado Boudou è stato rinchiuso con un ordine di carcerazione immediata, nonostante non si trattasse di una sentenza definitiva, per una causa di corruzione con l’impresa Ciccone – la più grande impresa poligrafica argentina.

Ci troviamo difronte ad un’allenza politica, giudiziaria e mediatica spinta da molteplici intenzioni: in primis, quella di portare per l’ennesima volta in tribunale l’ex presidente CFK, per la quale si è già chiesta più volte l’espulsione dal senato per sottrarla all’immunità parlamentare, con il proposito di metterla fuori gioco alle prossime elezioni del 2019; in secondo luogo, quella di togliere di mezzo possibili concorrenti d’affari del presidente che oggi, più che mai, continua a difendere e promuovere i suoi interessi d’imprenditore e, infine, di sottrarre alla Cina commissioni di opere pubbliche – come ad esempio la costruzione di alcune dighe nella provincia di Santa Cruz che vede la Repubblica Popolare Cinese in affari con l’impresa di Gerardo Ferreyra imprenditore ideologicamente legato al kirchnerismo, oggi agli arresti – sotto la pressione del volere di Whasington.

In un paese vessato da un’inflazione che solo quest’anno supererà il 30%, dalla disoccupazione dovuta ad una recessione economica devastante, dalla caduta del salario, da un aumento insostenibile delle bollette e dei servizi pubblici e in definitiva sotto il giogo sempre più stretto del FMI, il motto del Giovenale “Pan e circensi” assume sempre più i connotati argentini del contrario “niente pane, ma sempre più circo!!!“.


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