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Era il 2005 quando gli ex presidenti Nestor Kirchner, Lula da Silva, Hugo Chavez, Nicanor Frutos e Tabarè Vasquez rifiutavano l’ALCA (Area del libre comercio de las Americas)

promossa dall’allora presidente degli Stati Uniti G.W. Bush durante il vertice delle Americhe a Mar del Plata (Argentina) e rimasto nella storia per il provocatorio gioco di parole di Chavez “ALCA AL-CArajo!” (ALCA vai in mona ), rifiuto che frenava le velleità statunitensi di poter creare e dirigere un mercato di più di 800milioni di persone all’insegna del liberismo economico e che sanciva, invece, la formazione di un nuovo organismo, l’UNASUR (Uniones de Naciones Suramericanas) il cui progetto di stampo populista era quello di trovare un equilibrio e una stabilità economico sociale dei paesi sudamericani al di là delle ricette dettate dal FMI e delle teorie del “Consenso di Whashington”, all’insegna dell’integrazione e della cooperazione fra i paesi membri con l’obiettivo primario di abbattere la disuguaglianza e la povertà.

Oggi, quel progetto si vede annichilito

poiché quell’unitá populista è venuta meno. Uno ad uno quei governi sono caduti e sono stati soppiantati da governi di stampo liberista.

Sarà frutto soltanto di una coincidenza o di un programma politico ben definito che sta affilando le proprie armi?

Sembra darci qualche indizio una recente dichiarazione di Cristina Fernandez de Kirchner durante il suo primo discorso come senatrice, quando ha denunciato in parlamento la pratica diffusa del Lawfare, ossia dell’uso da parte dell’esecutivo dell’apparato giuridico in articolazione con i mezzi di comunicazione come arma per perseguitare- attraverso la carcerazione preventiva e la diffamazione- i dirigenti politici dell’opposizione e divenuto un modus operandi in tutta l’America Latina.
Così come in Brasile la corporazione giudiziaria è intervenuta per denunciare l’ex presidente Lula Ignacio Da Silva ed evitare, grazie ad una condanna, che si presenti alle elezioni del prossimo ottobre, in Argentina la maggior parte dei funzionari politici dell’allora governo Kirchnerista sono stati arrestati senza prove concrete a loro carico.

A Davos, Svizzera, verso la fine di gennaio Macri e Temer (il presidente brasiliano non eletto) hanno cercato di chiudere un accordo di libero commercio tra il Mercosur e l’UE. Difronte ad un atteggiamento protezionista da parte di Trump nel commercio internazionale e in virtù dei cambiamenti dell’assetto politico sudamericano sempre più simile a quello che fu denominato “il giardino di casa degli Stati Uniti”, c’è da chiedersi quanto convenga all’Europa entrare in affari con un fatiscente Mercosur subordinato al FMI e ai suoi prestiti. Sembra abbastanza evidente che a trarne vantaggio, in ogni caso, non saranno né i cittadini europei né tantomeno quelli sudamericani, ma gli esponenti di quel neoliberismo da ridefinirsi oggi come una sorta di monopolio corporativo.


Le opinioni dei lettori
  1. Gerardo Luini   On   18 febbraio 2018 at 16:49

    Excelente análisis, tan claro como evidente y triste. Ya despertarán los pueblos y tronará el escarmiento. Gracias al autor y a los europeos sensibles por poner su mirada en la explotada América Latina.

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