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Luis Almagro sarà il presidente dell’Osa (Organizzazione degli Stati Americani) anche per il prossimo quinquennio. Il cinquantaseienne uruguayano ha ottenuto la conferma alla massima carica dell’organizzazione che riunisce tutti gli stati del continente in un’infuocata seduta tenutasi presso la sede centrale di Washington.

L’accordo trovato con l’ambasciatore peruviano Hugo de Zela, che ha ritirato la propria candidatura, ha permesso di convogliare tutti i voti dei paesi allineati agli Stati Uniti sul presidente uscente che con 23 preferenze ha avuto la meglio della candidata ecuadoriana María Fernanda Espinosa, sostenuta dai paesi Alba. L’ex ministro degli esteri dell’Ecuador ha avuto solamente 10 voti, tra i quali non è figurato quello del proprio stato ormai su posizioni filostatunitensi dopo la svolta reazionaria impressa dal presidente Lenín Moreno.

Almagro, dal proprio canto, prosegue la propria carriera all’insegna del trasformismo. In origine aderente allo storico Partido Nacional o Blanco (Partito nazionale o Bianco, PN) di ispirazione conservatrice fece poi il suo ingresso nella coalizione di centrosinistra del Frente Amplio (Fronte Ampio, FA) divenendo ministro degli Esteri nel corso della presidenza di José “Pepe” Mujica dal 2010 al 2015. Eletto alla presidenza dell’Osa per la prima volta nel marzo 2015 non ha esitato a tornare su posizioni più affini alla dottrina Monroe schierandosi per un intervento armato contro Nicolas Maduro in Venezuela e prendendo posizione contro la rielezione di Evo Morales in Bolivia. Espulso, per questo, dal FA è ora tornato nelle file del suo schieramento originario che, nel frattempo, è tornato ad esprimere la presidenza del paese dopo tre sconfitte consecutive. Il nuovo mandato inizierà il 1° maggio per terminare nel 2025 e poco o nulla dovrebbe cambiare rispetto all’incarico che va adesso esaurendosi.


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