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Se le donne abbassassero le braccia, il cielo cadrebbe.

È solo uno tra i tanti proverbi africani che dovrebbero far riflettere sull’imprescindibile ruolo femminile nei Paesi in via di sviluppo: dall’istruzione dei figli, all’eradicazione di riti brutali come le mutilazioni genitali femminili, alla pianificazione e all’economia famigliare.

Un riconoscimento che non dovrebbe essere relegato soltanto all’8 marzo, ma quotidianamente.

Quante volte sentiamo ripetere come uno stucchevole ritornello che bisogna “aiutarli a casa loro”? Un concetto assolutamente corretto e realizzabile, se ciascuno facesse la sua parte.

Ne sanno qualcosa le Suore del S. Natale a Koudougou in Burkina Faso, o a Koutiala in Mali – così come tante altre religiose sparse nel mondo – che organizzano corsi di cucito per giovani indigenti, disabili, orfane o fuggite da matrimoni precoci.

Al temine della formazione triennale (le suore di Koudougou sono state addirittura scelte come sede degli esami di Stato), le giovani ricevono una macchina da cucire e saranno in grado di contribuire all’economia famigliare, creando abiti per terzi.

Prima ancora fr. Silvestro Pia, dei Fratelli della Sacra Famiglia, ha creato il Centro Agricolo di Goundi, aprendo porte e braccia a migliaia di orfani. Insegnando loro norme di vita e un mestiere: chi contadino, chi allevatore, meccanico, falegname, saldatore.

O, come scrive Augusto Grandi nel suo saggio “Sistema Piemonte” (Intergraphica, 2005), riparatori di biciclette “importate, scassate … e rimesse a nuovo per essere vendute nel Paese africano, garantendo la sopravvivenza a centinaia di persone”.

O addirittura vignaioli, perché “da buon piemontese, fr. Silvestro ha portato in Africa le barbatelle di Barbera e di Moscato” che, a 15 anni dalla sua morte, il confratello Nazaire, vuole riportare a nuova vita.

Restando in ambito piemontese, l’Onlus Artaban orienta sempre più le sue attività verso progetti di autodeterminazione e di autosufficienza per le donne, con conseguente ricaduta sui rispettivi gruppi famigliari. Non soltanto in Africa dove contribuisce ai corsi di sartoria del S. Natale o alla cooperativa di donne che coltivano la Moringa a Zongo.

Da anni, infatti, è determinante anche per iniziative in Nicaragua e in Ecuador. Come con il finanziamento del progetto “Lana andina” che – col supporto di Tdh-Italia – ottimizzò tosatura e filatura della lana prodotta dalle piccole greggi delle donne di Cachi Alto, sulle pendici delle Ande, sino a quel momento effettuate a mano. Ne sono risultati maggiori entrate per ogni famiglia e accorti reinvestimenti in ulteriori pecore e montoni.

Oggi, Artaban Onlus ha bissato, con le donne di Puyupunku, al confine dell’Ecuador con la Colombia. Le condizioni di vita in questa regione amazzonica sono molto ardue a causa di estrema povertà, con difficile accesso ai servizi essenziali, acqua, fognature, sanità, educazione. E l’ambiente è contaminato dagli scarti dei processi di estrazione petrolifera, che causano malattie, danni alle coltivazioni e distruzione dell’ecosistema.

Per ovviare a tale situazione, le donne hanno creato l’associazione “Warmi Wankurina”, allo scopo di produrre oggettistica artigianale in ceramica, balsa, tessuti e gioielli, incrementando così il reddito delle famiglie e offrendo un futuro migliore ai propri figli.

Grazie a fondi del 5 per mille e ad un contributo di Intesa Sanpaolo, Artaban Onlus ha ritenuto opportuno finanziare il progetto con l’acquisto di attrezzature e materiali per la produzione artigianale, dai torni ai trapani elettrici, dagli scalpelli e seghetti agli aerografi e così via.

Artaban ha inoltre sovvenzionato sessioni di formazione per aiutare le donne ad entrare in competizione sul mercato, ma anche per i bambini e gli adolescenti della comunità. E così pure non sono mancati adeguamenti all’infrastruttura che ospita il Centro artigianale per farne anche un punto vendita turistico, con vetrine, banchi espositivi, servizi igienici, ecc.

Il progetto Artigianato Kichwa – dichiara Giori Ferrazzi, responsabile di Tdh-Italia in Ecuador e Nicaragua, partner di Artaban nell’iniziativa – ha ottime possibilità di un successo duraturo, in quanto nasce da una richiesta che arriva direttamente dal territorio. Riteniamo che offrire un aiuto alle donne di Warmi Wankurina, oltre a fornire strumenti concreti per crescere e migliorare le condizioni della loro comunità, possa rappresentare un forte stimolo anche per comunità vicine”.

Aiutarli a casa loro si può.


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