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L’Africa rappresenta, senza alcun dubbio, il continente con cui bisognerà fare i conti in un futuro sempre più vicino.

Africa ricchissima di materie prime fondamentali per l’economia mondiale ma con immense differenze di benessere individuale. Paesi che hanno venduto alla Cina intere regioni, Paesi che vedono il Pil crescere a ritmo triplo o quadruplo rispetto all’Italia, Paesi dove la fame è endemica. Ma da tutta l’Africa, compresi gli Stati più ricchi, è in atto una fuga verso l’Europa, passando attraverso l’Italia, ventre molle del Vecchio Continente.

Di fronte a una migrazione drammatica, anche per chi è costretto all’accoglienza indiscriminata, gli atteggiamenti possono essere molto diversi. C’è chi specula sul lavoro a bassissimo costo, chi guadagna sulla gestione di profughi e clandestini, chi va in Africa per aiutare le popolazioni locali, per favorirne lo sviluppo e permettere loro di restare sulla propria terra. Perché è assolutamente falso che la massima aspirazione dei diseredati africani sia quella di farsi sfruttare in Italia da chi non sa fare impresa.
Lo sradicamento non è un obiettivo dei poveri ma solo degli speculatori.

Fratel Albino Vezzoli, della congregazione della Sacra Famiglia, è uno di quelli che in Africa, in Burkina Faso, va da oltre 40 anni, quando il Paese si chiamava ancora Alto Volta. Un religioso che non si limita a predicare ma che, negli anni, ha costruito scuole, ospedali, pozzi. Ha formato giovani che hanno studiato e sono diventati parte dell’élite del Burkina. Senza bisogno di emigrare ma, al contrario, contribuendo allo sviluppo del Paese. Per questo nei giorni scorsi Fratel Albino è stato premiato dalla Onlus Artaban per tutte le attività svolte in Africa senza cercare riflettori, applausi, teatri e comparsate televisive.
Testimone di fratellanza, è il titolo del premio. Fratellanza dimostrata sul campo che ha portato alla creazione di un legame particolare tra Burkina e Piemonte, da dove sono partite le iniziative del religioso bresciano.


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