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La Commissione Europea ha deferito alla Corte di giustizia dell’Unione due dei paesi SADO, vale a dire Austria e Olanda, con l’aggiunta del Belgio.
I paesi SADO, altrimenti definiti eufemisticamente “frugali”, sono Svezia, Danimarca e i già citati Austria e Paesi Bassi. Proprio quelli che si sono ferocemente accaniti contro il “Recovery fund” e contro qualsiasi aiuto nei confronti dei partner maggiormente in difficoltà a seguito dell’emergenza sanitaria.
L’accusa consiste nel non aver applicato in maniera adeguata la quarta direttiva antiriciclaggio, AMLD4, nella propria legislazione nazionale.
Il vicepresidente esecutivo, Valdis Dombrovskis, ha dichiarato che l’Ue ha “in vigore norme severe, ma devono essere applicate in modo coerente ed efficiente. Faremo in modo che tutti, sia nel settore privato che in quello pubblico, applichino le regole in maniera rigorosa. Abbiamo avviato numerose procedure di infrazione per garantire il pieno recepimento e l’applicazione delle nostre norme”.
La misura giunge poco dopo che la presidente della stessa Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha chiamato a rapporto l’8 luglio il cancelliere tedesco, Angela Merkel, nuovo presidente del Consiglio per il secondo semestre 2020 e il presidente del Parlamento Ue, David Sassoli, per accelerare le trattative sul Recovery Fund che sarà il tema principale del quale si discuterà il 17 e 18 luglio.
La Commissione ha spiegato che la direttiva AMLD4 non è stata integralmente recepita nel diritto nazionale dei tre Paesi citati. E in merito si riferisce a tre aspetti piuttosto gravi: “Il recepimento incompleto riguarda aspetti fondamentali del quadro antiriciclaggio, come la legislazione sulle scommesse e il gioco d’azzardo (Austria), i meccanismi in base ai quali le Unità di informazione finanziaria scambiano documenti e informazioni (Belgio) e le informazioni da fornire sulla proprietà effettiva in capo alle persone giuridiche e ad altre forme legali (Paesi Bassi)”.
In altre parole la Commissione accusa Austria e Olanda di voler mantenere all’interno dell’Eurozona una condizione di paradiso fiscale, creando una concorrenza sleale nei confronti degli altri stati membri.
Una realtà a tutti ben nota e fortemente contestata, ma che mai era stata sanzionata in modo diretto da parte delle istituzioni europee.
Tutti gli Stati Ue erano stati chiamati ad attuare le norme di cui sopra entro il 26 giugno 2017. Trascorso tale termine, la Commissione ha avviato una procedura di infrazione contro chi aveva notificato il recepimento incompleto della normativa. Attualmente esistono procedure di infrazione aperte sul recepimento parziale della legge nei confronti di otto Stati membri: tre hanno ricevuto pareri motivati, i procedimenti contro due Stati sono pendenti davanti alla Corte e da ultimo la Commissione ha deciso di deferire altri tre Stati alla Corte europea.
Chissà se prima o poi si accorgeranno anche del Lussemburgo che, come tutti sanno, mantiene un regime fiscale particolarmente favorevole nei confronti di chi ha deciso di trasferire le proprie sedi legali nel principato allo scopo di pagare meno tasse. A partire dalla FCA.


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