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Le canne possono far male. Non solo al cervello ma anche allo spirito europeo. L’allarme, questa volta, arriva dalla Francia. Anzi, dai piccoli pescatori francesi della Nuova Aquitaine. Loro, a causa del virus, hanno sospeso l’attività di fronte a Bordeaux. Ma la pesca è proseguita. Perché sono arrivati i grandi pescherecci olandesi a saccheggiare le acque dell’Atlantico.

Tutto regolare, probabilmente, secondo le regole Ue. Semplicemente infame secondo le regole della correttezza, dell’emergenza, della solidarietà. Già, la solidarietà. Quella parola che gli olandesi devono aver dimenticato, tra una canna ed un bordello, mentre pretendono che l’Italia finisca come la Grecia, affamata, disperata, svenduta. Il rigore, d’abord. E morte ai piccoli pescatori, colpevoli di non essersi trasformati in multinazionali del mare e del male.

È il mercato, bellezza. Mors tua vita mea. Ed i mercanti che speculavano sui tulipani, ora possono speculare sul pesce francese. Perché lasciare quel tratto di Atlantico a riposo avrebbe significato, dopo l’emergenza, una maggior disponibilità di pesce per i piccoli operatori dell’Aquitania. Dunque meglio razziare tutto. In modo che le difficoltà di oggi si trasformino del fallimento di domani.

Sono le meraviglie di questa Unione Europea. Ed ora se ne accorgono anche in Aquitaine.


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