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Harvest of Sorrow, così Robert Conquest definisce, con un macabro parallelismo, il genocidio avvenuto in Ucraina nei primi anni ’30.

Il cosiddetto ‘Holodomor’, dalle parole ucraine ‘moryty’ e ‘holodom’, letteralmente ‘lasciar morire di fame’, è ricordato come uno dei più grandi massacri perpetrati dall’Urss di Stalin.

Lo stivale claudicante dello stalinismo si abbattè sull’Ucraina tra il 1932 e il 1933: già da un paio d’anni era in atto la riforma collettivista delle campagne promossa dal partito, che prevedeva la fine della proprietà privata, la convergenza dei kulaki nelle aziende agricole statali, e la requisizione del 45% del raccolto.

I proprietari terrieri ucraini si opposero ferocemente alla collettivizzazione bruciando i raccolti e macellando il bestiame.

<[…]gli stimati agricoltori del suo distretto, e non solo del suo, hanno fatto scioperi e sabotaggi, ed erano pronti a lasciare senza pane gli operai e l’Armata Rossa! […] quegli stimati agricoltori hanno cercato di scalzare il potere sovietico facendogli guerra ad oltranza!> rispondeva freddo Stalin a Mihail Solohov, scrittore che aveva richeisto di inviare soccorsi alimentari alla popolazione morente.

Tra il 1932 e il 1933 la falce comunista non solo venne sottratta ai contadini, ma fu usata contro di loro.
La vendetta di Stalin per quelli che considerava nemici del partito fu tanto brutale quanto metodica: le aree rurali del territorio ucraino vennero ghettizzate e tagliate fuori da qualsiasi possibilità di comunicazione, e mentre l’Urss esportava cinque milioni di tonnellate di cereali, in Ucraina cinque milioni di persone, tra cui bambini e neonati, morivano di fame.

Per eliminare i kulaki […] è necessario privarli delle fonti economiche della loro esistenza e del loro sviluppo”, diceva Stalin.

La dekulakizzazione, così venne denominata la misura cautelare promossa da Molotov, al tempo Presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo, e dallo stesso Stalin, oltre che consistere nell’eliminazione fisica o nella deportazione dei kulaki, “mandati dagli orsi bianchi”, rappresentò per il resto della popolazione un orrore tra la miseria ed il lutto che nelle campagne ucraine in soli due anni portò, per la prima volta, il tasso di mortalità a superare quello di natalità.

La carestia artificiale ucraina; un genocidio affrontato troppo poco di rado, riconosciuto da una manciata di paesi nel 2008 e commemorato da allora il quarto sabato di novembre, rimarrà per sempre schiavo del silenzio delle circa sette milioni di vittime, nonostante il numero preciso sia ancora oggetto di dibattito, e della memoria sepolta dei sopravvissuti.


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