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José “Pepe” Mujica, un simbolo, un raro esempio di buongoverno socialista, democratico, inclusivo.
Ex Presidente dell’Uruguay dal 2010 al 2015, alla guida del Frente Amplio, seppe portare avanti progetti e ideali ritenuti ancora oggi per molti, specie nelle decadente, liberale e austera Europa, utopistici.

Parliamo di autogestione delle imprese da parte dei lavoratori; della legalizzazione della marjiuana; degli investimenti nella scuola e nell’educazione, triplicati in pochi anni. Parliamo della legalizzazione del matrimonio omosessuale e l’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali. Tutte riforme che nell’Uruguay di Mujica sono state attuate e non sono affatto state imposte ai cittadini, bensì sono nate – come ama ricordare lo stesso Mujica – anche e proprio su ispirazione dei suoi stessi concittadini.

I risultati, del resto, si sono visti e sono anche stati ottimi. In Uruguay l’indice di disoccupazione è sceso al 6%; i salari sono aumentati; il PIL è cresciuto del 6% in dieci anni ed il tasso di povertà è diminuito dal 39% al 6%.

Mujica ha impressionato il mondo soprattutto per il suo stile di vita povero, frugale, semplice.

Nato a Montevideo nel 1935 da padre di origine basca e madre di origine genovese, fu influenzato dalle idee peroniste dello zio materno.

Oltre a Peron, Mujica rimarrà affascinato dal pensiero anarchico e socialista di Proudhon, Bakunin, Kropotkine e Marx, oltre che dall’interesse per la biologia e per l’agricoltura.

Nell’Uruguay militarista autoritario degli Anni ’60 sostenuto dagli USA, Mujica aderirà al Movimento di Liberazione Nazionale (MLN) Tupamaros, fondato da Raul Sendic, già militante del Partito Socialista, il quale ispirò il suo movimento a Tupac Amaru, ovvero all’ultimo sovrano dell’Impero inca, eroe dei popoli andini in lotta contro gli spagnoli.

Il MLN Tupamaros, in sostanza, attraverso l’attività di guerriglia e di assalto ad istituti bancari, mirava a combattere la deriva autoritaria e dittatoriale dei regimi neo-militaristi dell’Uruguay e a ridistribuire la terra ai contadini ed ai meno abbienti.

La violenze commesse dai guerriglieri Tupamaros, va detto, non furono mai gratuite, ma sempre dettate dalla necessità politica di liberare il Paese dall’autoritarismo al pari di quanto fecero, in quegli anni, i Montoneros peronisti, per liberare l’Argentina dalla dittatura militare.

Fra i Tupamaros, dunque, anche il nostro Mujica e Lucia Topolansky, che successivamente diverrà sua moglie, i quali purtuttavia ribadiranno sempre la loro contrarietà ad una deriva militarista del Movimento.

Nel 1972, Pepe Mujica, fu catturato dai militari e spedito in carcere, ove rimarrà sino al 1985, subendo umiliazioni e torture, sino allo stremo delle forze fisiche e psicologiche, assieme ad altri compagni del suo Movimento.

Nel 1985, con la fine della dittatura, Mujica ed i suoi compagni furono amnistiati e, pur ritornato alla sua attività di agricoltore e di fioraio, non smise mai di fare politica.

Assieme ad altri suoi compagni Tupamaros, infatti, creò il Movimento di Partecipazione Popolare che, alle elezioni del 1994, si presentò all’interno del Fronte Ampio, ovvero una coalizione eterogenea di forze di sinistra e di centro, di ispirazione socialista, cristiana e libertaria e fu eletto quale primo tupamaros in Parlamento ed il suo stile semplice e sobrio – con jeans e senza cravatta – lo caratterizzeranno subito quale politico “diverso” rispetto agli altri.

Saranno proprio la sobrietà e la ricerca della felicità per tutti, fatta anche della ricerca del tempo libero, in luogo di una vita di lavoro e di sfruttamento del lavoro attraverso la ricerca di una ricchezza effimera, i punti cardine degli ideali di Pepe Mujica. Ideali agli antipodi rispetto alla realpolitik ed alla politica tradizionale – che inizierà ad attuare già come Ministro dell’Agricoltura nel 2005, facendo abbassare il costo della carne per i meno abbienti – e saranno proprio tali ideali, assieme al suo linguaggio diretto, a renderlo popolarissimo, anche all’estero. Oltre che, come abbiamo già scritto, la sua scelta di vivere semplicemente, continuando a coltivare la terra – anche da Presidente dell’Uruguay – assieme a sua moglie ed a Manuela, la sua cagnetta zoppa, permettendo ai senzatetto di utilizzare i palazzi presidenziali.

Interessante anche la sua concezione libertaria della rappresentanza popolare alle elezioni, molto vicina all’idea dell’Agorà greca. In un’intervista, infatti, egli affermò: “La gente prende molto sul serio il tema della rappresentanza e finisce per credere di rappresentare qualcuno. Per me è un’idea assurda, anche se la Costituzione dice varie cose, e in questo credo di continuare ad essere un libertario. Nessuno rappresenta gli altri”.

Nell’ottobre 2009, José Mujica è dunque candidato del Fronte Ampio alle elezioni nazionali e ne esce vincitore con il 52% dei consensi. Dei risultati soddisfacenti del suo governo abbiamo già parlato. Rimane solo da aggiungere la sua critica al consumismo ed al capitalismo, oltre che all’austerità. Lo fa in più occasioni, anche di fronte a Capi di Stato e di Governo distratti, in video che, purtuttavia, faranno il giro del mondo attraverso il web.

A proposito dell’austerità praticata anche dalla nostra Europa, Pepe Mujica afferma:

La sobrietà è concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L’alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere… Lo spreco è invece funzionale all’accumulazione capitalista che implica che si compri di continuo, magari indebitandosi sino alla morte”.

Concetti semplici, ma gli unici davvero, che hanno affascinato persino il regista jugoslavo Emir Kusturica, il quale gli ha dedicato un film documentario dal titolo “Pepe Mujica – Una vita suprema”, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2018 e nelle sale dal 13 al 16 ottobre.

Un film nel quale Mujica si racconta a Kusturica e lo fa con la profonda umiltà e semplicità che lo contraddistinguono. Mostrando la sua umile vita di agricoltore, quale è sempre stato, pur avendo ricoperto la carica di Presidente e peraltro di unico leader mondiale ad essersi ridotto drasticamente lo stipendio.

Mujica racconta che l’esperienza del carcere, in isolamento, durante la dittatura militare, lo ha segnato molto. Ma lo ha segnato in bene, ovvero gli ha permesso di essere meno superficiale e più vicino al prossimo e al popolo. Egli afferma, altresì che in politica occorre “scegliere persone dal cuore grande e dal portafogli piccolo”, ricordando che essa è servizio ai cittadini, non bramosia di potere né arricchimento personale.

In Europa si può stentare spesso a credere che Mujica possa essere un essere umano in carne ed ossa, probabilmente. Purtuttavia, nel solco del Socialismo latino e latinoamericano, rimane, assieme a Juan Peron, Che Guevara, Fidel Castro, Hugo Chavez, Evo Morales, Danuel Ortega, Nicolas Maduro e i coniugi Kirchner, un raro esempio di governante popolare e populista, ovvero al servizio della comunità.

Un esempio in grado di farci riflettere relativamente alla crisi mondiale che ci sta attanagliando e dalla quale possiamo uscire solo attraverso l’esempio di queste figure storiche e contemporanee, per quanto rare possano essere o essere state.


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