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Lasciate liberi gli orsi, liberi di vagare nei boschi e di far razzia di polli, agnelli, vitelli. Lasciate liberi i lupi, liberi di far strage di pecore ed asinelli.

Che sarà mai qualche vitello in meno per un allevatore? Qualche pecora in meno per un pastore? Chissà se tra i sostenitori della libertà assoluta per animali predatori ci sono anche quelli che ululano se un teppista sfregia la loro auto o se il predatore umano li mette in cassa integrazione. Che sarà mai una riduzione della retribuzione?

La fuga dell’orso sui monti del Trentino ha riaperto lo scontro tra chi in montagna ci vive, e ci vive grazie al proprio lavoro, e chi in montagna sale una volta ogni tanto per giocare nel parco della natura.

Le conseguenze, però, cominciano a farsi sentire anche sui turisti della domenica che vogliono una montagna “pittoresca”, fregandosene di chi la abita e la conserva. Perché pastori ed allevatori hanno iniziato ad adeguarsi ai consigli degli animalisti urbani: prendete cani feroci da guardia agli armenti ed ai greggi. Fantastico, così ora sono comparsi i cartelli con i quali si invitano i turisti a prendere una serie di precauzioni non contro i lupi ma per evitare attacchi dai cani di guardiania.

In altri termini i turisti sono invitati a percorrere altri sentieri. E considerando che d’estate gli alpeggi in quota sono tutti occupati, significa invitare i turisti montani ad andare al mare. Chi pagherà per questo crollo del turismo montano? Il ministro Costa? Paolo Isotta? Le associazioni degli animalisti?


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