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Operazione nostalgia al Festival di Sanremo.

Ha vinto la strana coppia Meta-Moro ma l’edizione di quest’anno della manifestazione musicale sanremese sarà ricordata solo per i record di ascolti e per il passatismo imperante. Già l’idea di affidare conduzione e direzione artistica all’eterno Claudio Baglioni rappresentava la voglia di un salto all’indietro nel tempo. E pazienza se l’uomo del piccolo grande amore è il sodale perfetto del pretino Fazio in caduta libera per ascolti e gradimento.
Baglioni è l’usurato sicuro su cui si è puntato per un Festival che ha riscoperto un pezzo della storia della musica italiana. A partire dalla riesumata Ornella Vanoni.
Per proseguire con gli ex Pooh che, sciolto il gruppo, si sono moltiplicati con Red Canzian da solo e Fogli e Facchinetti in coppia, con effetti più penosi che disastrosi. Ma il recupero del passato è proseguito con Barbarossa, Ron ed il ritorno dell’inossidabile Enrico Ruggeri non come solista ma alla guida dei Decibel come se il tempo non fosse trascorso.
Invece gli anni sono passati, e pure tanti.

Però giganti della musica italiana non sono emersi

I talent sfornano cloni con poca voce, spesso con velleità da autori e con testi patetici anche per un tema di terza media. Tra dei signor nessuno, difficili da distinguere perché tutti banali ed uguali, ed i protagonisti di decenni di successi, Sanremo ha fatto una scelta precisa, una scommessa sulla qualità del passato.
La Vanoni trasmigrata senza problemi dalle canzoni della mala alle tournée con i grandi interpreti internazionali, Ruggeri che ha conquistato successi cambiando generi e puntando su voce e intelligenza, i Pooh che hanno rappresentato la colonna sonora di decenni di vita italiana, come Ron e Barbarossa. Peccato che la qualità dei brani e delle esibizioni fosse lontanissima dai ricordi del passato. Ma sul palco si sono presentati altri artisti a lanciare i propri pezzi nuovi in cambio di duetti con Baglioni. Oppure a ricordare grandi artisti che non hanno avuto eredi all’altezza. L’immenso Battisti, Endrigo, Bindi con i loro brani che si cantano ancora a distanza di decenni. Mentre i brani vincitori, o meno, degli ultimi festival non li ricorda e non li canta nessuno. Di quest’ultima edizione resterà forse il pezzo divertente dello Stato sociale, poco di più. In attesa che i talent provino a far crescere artisti e non personaggi da gossip.


Le opinioni dei lettori
  1. Simone   On   14 febbraio 2018 at 9:27

    Purtroppo il festival di Sanremo è ormai da anni una vetrina per chi esce dai talent e di artistico sta avendo veramente poco. Speriamo in una decisa virata verso i veri musicisti.

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