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Nel corso degli ultimi anni Torino ha scoperto di avere una vocazione turistica

Ormai il capoluogo piemontese è inserito a pieno titolo nei pacchetti dei tour operator internazionali e vanta migliaia di visitatori che giungono da tutto il mondo.

Ma in tutte le principali città turistiche non solo italiane, l’offerta non si limita ai musei e alle bellezze architettoniche ma anche ai servizi collaterali, dai negozi ai bar, dai ristoranti ai locali dove poter trascorrere le serate. E in questi locali spesso si possono ascoltare esibizioni dal vivo di gruppi musicali che intrattengono gli avventori.
Stupisce, pertanto, che Torino sia particolarmente carente da questo punto di vista. Infatti i locali in cui si fa musica live sono pochissimi e l’offerta è spesso di qualità mediocre.

Ciò è forse dovuto alla scarsa disponibilità degli artisti? Certamente no

visto che il territorio pullula di musicisti e addetti ai lavori (dalle case discografiche alle sale prove, dai produttori ai rivenditori di strumenti). La causa va piuttosto ricercata nella limitata disponibilità di alcuni esercenti che solo sporadicamente danno spazio all’intrattenimento musicale. Certo: esistono alcuni locali storici che da sempre ospitano live act, ma sono davvero pochissimi. E molti di questi offrono contratti che spesso risultano inaccettabili per gli artisti. Facciamo qualche esempio: uno di questi chiede che chi si esibisce garantisca almeno trenta coperti a cena; altri pretendono un numero considerevole di prenotazioni in mancanza delle quali la data viene annullata senza tanti complimenti; ce n’è persino uno che chiede ai musicisti di passare tra i tavoli degli avventori a fine esibizione per “farsi dare qualcosa” come rimborso spese. Va da sé che in questi casi il gestore non garantisce in proprio alcun compenso.

Eppure se ci si sposta soltanto di qualche chilometro la musica, è proprio il caso di dirlo, cambia

In provincia di Cuneo, di Asti e persino ad Alba e in diversi centri minori, sono numerosissimi i locali che ospitano band che suonano dal vivo. E per quanto riguarda i cachet non battono ciglio, visto che considerano giusto che chi suona debba essere ricompensato per il lavoro che svolge. E non è che questi gestori abbiano sempre un riscontro economico dall’offrire l’intrattenimento musicale ai loro avventori. Anzi, spesso vanno in perdita: tuttavia scelgono questa strada per offrire qualcosa in più che consenta loro di promuovere il loro locale.
Ma chissà per quale motivo ciò non accade a Torino. Con l’effetto che molti musicisti professionisti di vaglia si sono allontanati per approdare in centri in cui, evidentemente, la loro proposta artistica è più apprezzata e, di conseguenza, retribuita.


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