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Quando le radici sono profonde, non solo non gelano ma consentono di osservare il mondo, di confrontarsi con la novità senza perdere consapevolezza di ciò che si è

Làntias” (lumi), il nuovo progetto discografico di Elena Ledda, è proprio questo.

Un viaggio musicale nel mondo

per raccontarlo e per interpretarlo, ma senza per questo rinunciare alla lingua sarda ed a sonorità che sono tipiche della grande isola. Il tutto con la voce splendida e profondamente sarda di Elena Ledda.
Il disco è frutto di preziose sinergie e collaborazioni e prodotto dall’etichetta S’ArdMusic. Comprende dodici brani molto intensi e molto diversi tra loro, proprio perché risentono di influssi esterni ispirati dalle complesse vicende umane che caratterizzano la società alle soglie del terzo millennio.

L’album si apre con Nora: quello che è il brano più bello dell’intero disco

Rivivono le tradizioni popolari nelle parole e nei suoni che riportano i colori della festa e della passione. E rivive la paganita’ popolare in Làntias, il brano che da’ il titolo all’intero lavoro. Terra e speranza, terra e desolazione, i sentimenti forti di un popolo ancora forte nonostante tutto. Fiero della propria storia, della propria cultura contadina, di padri che sono guide e non padroni.
Con queste radici si può affrontare il mondo, con i suoi problemi di violenza, di migrazione. Ma si può guardare anche in profondità, interrogarmi sul senso della vita. La religiosità, d’altronde, è un tema che Ledda ha affrontato in passato con lavori di grandissima intensità e di non facile ascolto.

Perché la musica è festa ma è anche occasione di riflessione

Làntias è dunque una sorta di antologia poetica composta da nove pezzi emblematici, scritti in sardo da Maria Gabriela Ledda (con la partecipazione di Enzo Avitabile per De arrùbiu) e tradotti in musica da Mauro Palmas, Silvano Lobina e Marcello Peghin. Impreziosiscono e completano idealmente l’itinerario tra le emozioni tre canzoni d’amore: Serenada, del musicista galiziano Antonio Placer; la Ninna nanna in re di Bianca D’Aponte, omaggio alla talentuosissima cantautrice aversana scomparsa all’età di 22 anni e un celebre canto popolare andino, Ojos Azules.

La produzione artistica del disco è curata da Michele Palmas per S’Ardmusic & Egea e gli arrangiamenti sono di Silvano Lobina.


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