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C’è un’Italia dello sport da riflettori che si esalta perché la nazionale di calcio riesce a battere la Finlandia. Per di più con un goal politicamente corretto (d’ora in poi il Var annullerà le reti di chi non avrà fatto professione di correttezza politica prima delle partite) mentre il migliore in campo ed autore dell’altro goal viene ignorato dai media in quanto banalmente italiano da sempre.

Un’Italia pronta ad invadere le strade con caroselli di auto qualora riuscissimo nell’impresa di superare il Liechtenstein e, in futuro, persino Malta e San Marino.

E poi c’è un’Italia seria, che vince senza troppi riflettori. Quella di Dorothea Wierer e di Lisa Vittozzi. La prima ha vinto la Coppa del mondo di biathlon mentre la Vittozzi è arrivata seconda. Una doppietta storica. Per loro fortuna avranno almeno una parte della visibilità che meritano perché sono donne. E ai media di servizio poco importa che siano grandi campionesse, interessa solo che siano donne. Così, invece di esaltare la grande prestazione sportiva, si insisterà sullo sport in rosa.

Ma è andata peggio a Simone Origone, vincitore per la sesta volta del titolo mondiale di sci-velocità (disciplina erede del km lanciato). Trentanove anni e non sentirli, o far finta di non sentirli, per il campione della Val d’Ayas che è anche in testa nella Coppa del mondo di specialità. Mentre il fratello Ivan è tutt’ora detentore del record mondiale di velocità. Due maschi di una regione del Nord non strappano lacrime e dunque possono tranquillamente essere ignorati. Come Valentina Greggio che, dopo aver vinto per due volte il mondiale femminile della medesima specialità, deve accontentarsi del bronzo.

Simone Origone, tra l’altro, ha già vinto 10 Coppe del mondo di sci di velocità (Ivan un mondiale e due Coppe del mondo) eppure non ha grandi sponsor che gli rendano il giusto riconoscimento. Forse qualche dichiarazione in linea con le aspettative dei giornalisti di servizio in merito al sesso, all’immigrazione, alla politica potrebbe aiutarlo.


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