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Domenica si concluderà questo campionato 2017/2018.
Un campionato sicuramente emozionante, che ha portato la Juventus ad un altro scudetto in bacheca, sorpassando il Napoli, una squadra che ogni anno che passa dimostra di essere sempre più agguerrita e competitiva.

Lo ricorderemo per diverse ragioni: il settimo titolo consecutivo della Vecchia Signora e la quarta Coppa Italia; la Roma in semifinale di Champions League.. ma soprattutto questo verrà ricordato come il primo anno in cui gli arbitri sono stati affiancati dal VAR (Video Assistant Referee), la moviola in campo introdotta dalla Fifa.

Quanto ha cambiato il nostro calcio questo strumento tecnologico?

Sicuramente moltissimo.
Parliamoci chiaro, l’arbitro è un essere umano come tutti gli altri, e come accade anche a noi nella vita di tutti i giorni, le sviste possono capitare. Ovviamente con l’introduzione del Var, si cerca di limitare questa possibilità. Sappiamo tutti che certe decisioni possono cambiare le sorti di una partita, e in passato per questa ragione non sono mancate le polemiche.

La certezza di avere un terzo occhio, una specie di Grande Fratello del calcio, è rassicurante. Proprio perché con l’aiuto della tecnologia si va a colmare determinate lacune non dovute a della incompetenza, ma a semplici limiti umani.

Ma così facendo, non viene meno la fiducia nell’arbitro?

Troppe volte nei post partita mi è capitato di sentire estrose teorie da illustri commentatori del calcio secondo cui il Var non debba essere consultato se l’arbitro ha visto, ed è sicuro della propria decisione. Teoria però rovesciata solo una settimana dopo, perché “fossi in lui andrei sempre a vedere“.

Con questa novità il povero direttore di gara, che non ha mai avuto vita facile in passato già di suo, lo si trasforma in un povero martire con il San Daniele davanti agli occhi ed incapace di intendere e di volere.

Un’arma a doppio taglio che, invece di essere vista come un alleata, è raffigurata come un nemico.

Giovanni Malagò, capo del Coni, ha ribadito la propria fiducia sul Var: “Ci sono stati episodi, al punto che è stata messa in discussione la stessa Var, ma nel 90% dei casi in questo ultimo campionato il nuovo strumento ha risolto in positivo dei casi che invece sarebbero stati considerati in altro modo”.

E si sono fatti sentire a gran voce anche alcuni club per introdurla nelle competizioni europee, e tra i club richiedenti spiccano Bayern Monaco, Roma e Juventus.
Di Var, i club potranno – se lo vogliono – parlare nella prossima riunione del Consiglio strategico della confederazione, Consiglio in programma il 24 maggio a Kiev, prima della finale Champions.

Var che però sarà utilizzato in Russia per i mondiali, e tra cui spiccano i nomi di Orsato, assieme a Valeri e Irrati, che saranno i direttori di gara addetti al Var per questa competizione.

Gli arbitri italiani, nonostante le numerose polemiche di questa stagione, vengono infatti considerati dalla FIFA all’avanguardia nell’utilizzo del VAR, proprio grazie all’esperienza maturata in Serie A nel corso di questa stagione.

Ma è anche vero che senza tutto questo, non esisterebbero i post partita, i vari processi, e le classiche chiacchiere da bar che riempiono le nostre giornate.
Non esisterebbero alcune leggende come il gol di Muntari, l’intervento di Iuliano su Ronaldo, chi gioca prima e chi gioca dopo e le varie immondizie al posto del cuore, di cui ormai parliamo almeno una volta nel nostro quotidiano.

Perché il calcio è passione e sentimento allo stato puro, oltre ad uno sport meraviglioso. Il calcio unisce, perché parliamo tutti la stessa lingua. E’ universale.

Poi esistono altre leggende, per esempio donne che capiscono di calcio.. ma questa è un’altra storia.


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