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Domenica 22 luglio, in mancanza di novità provenienti dal calciomercato, è stata una giornata ricca di novità e soddisfazioni per lo sport italiano. O meglio, quasi.

A fronte della grande delusione del ferrarista Sebastian Vettel che ha letteralmente buttato alle ortiche una vittoria nel gran premio di Germania, regalando primo posto in gara e in classifica al suo diretto competitore Lewis Hamilton, grosse novità sono giunte da altri sport.

Primo fra tutti Francesco Molinari che, in rimonta, ha trionfato nel British Open di golf, primo italiano ad imporsi in uno dei tornei più importanti del mondo. Una vittoria che ha risollevato i colori azzurri in uno sport che, nel nostro paese, conta molti praticanti e appassionati ma nessun campione di livello internazionale.

A parte Molinari, appunto, che a 35 anni ha fatto capire al mondo che l’Italia non è solo calcio e motori, ma può ben dire la sua anche in molte altre discipline.

A partire dall’atletica, in cui Elena Vallortigara ha sorpreso tutti sfiorando il record italiano nel salto in alto nel corso della Diamond League di Londra.

O come Mara Navarria che, a Wuxi, in Cina, ha conquistato l’oro nella spada durante la Coppa del mondo di scherma.

E che dire di Jakob Weber che, a Ivrea, nel corso dei mondiali Juniores e Under 23 di canoa, si è aggiudicato l’oro nella gara di slalom, dopo che la squadra azzurra aveva rastrellato già sette medaglie nel corso della settimana?

Mentre, sempre nello stesso giorno, i tennisti azzurri Marco Cecchinato e Fabio Fognini hanno vinto due diversi tornei di tennis, rispettivamente il Croazia Open di Umago e lo Swedish Open di Bastad. Certo, non sono il Rolland Garros, ma sono comunque due vittorie importanti in tornei internazionali che danno fiducia ai nostri colori in questo settore.

Che cosa è successo? Siamo diventati tutt’a un tratto un popolo di campioni?

Ma no: si tratta di un semplice incrocio di episodi destinato, con ogni probabilità a non più ripetersi. Perché dal giorno dopo le società sportive hanno ripreso a fallire e i vertici del CONI, invece di lavorare per far crescere il movimento, continueranno a preferire le comparsate in TV.

Anzi: ha del miracoloso il fatto che nel paese in cui si spende meno per promuovere l’attività fisica, a partire dalle scuole, di tanto in tanto nascano dei campioni. Proprio in quell’Italia in cui le strutture scarseggiano e non c’è neppure un numero appena sufficiente di palestre per garantire le attività scolastiche di educazione fisica.

Godiamoci pertanto l’incrocio astrale che ha permesso alla scorsa domenica di diventare un giorno degno di essere ricordato.


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