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Il fascino del calcio sta tutto nella spettacolare rovesciata di Cristiano Ronaldo. Tre passi rapidi spalle alla porta per andare sotto la direzione del pallone, due metri in alto verso il cielo per colpirlo con il gesto più immaginifico che ci sia

E per fare gol a un “monumento” come Buffon che in quel caso, resta impietrito proprio come una statua e per un attimo indescrivibile, senza più anima.
In quell’istante Ronaldo gliel’ha portata via, con l’acrobatica invenzione talmente bella da poter essere paragonata a certe posture dipinte da Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina. Non si esagera, c’è dell’arte anche qui.

E poi ci sono le emozioni. Il gol che ammalia, il tempo sospeso che si riflette sull’espressione attonita di Gigi e subito dopo il silenzio smarrito dello Stadium.

Fino a un attimo prima i tifosi della Juventus avevano fischiato con rabbia ogni palleggio di Ronaldo. Lui che alla Juve aveva sempre segnato e che puntualmente lo aveva già rifatto anche nei primi minuti della partita. Lui che ogni volta, in risposta ai fischi, si era sempre esibito dopo i gol con il volteggio celebrativo e la posa marmorea a petto in fuori, ostentata come per dire “segno sempre io, segno sempre qui”.

Lui, obiettivamente antipatico nella sua inarrestabile ricerca della perfezione. Il segreto del suo successo e al tempo stesso il dettaglio di una mania compulsiva.
Ma all’improvviso, quella magia spacca il tempo della partita. Fa scendere il silenzio sullo stadio. E poi inaspettatamente scatena gli applausi. Una meraviglia dopo l’altra. I tifosi che avevano aggredito Ronaldo con fischi di invidia e frustrazione, mettono da parte il rancore riconoscendo in quel talento il prodigio di una classe straordinaria.

Miracolo sportivo: gli applausi sono il sacrosanto tributo per un campione inarrivabile e la sua iniziale incredulità si trasforma ben presto in gioia inaspettata. Ronaldo si libera dall’abbraccio dei compagni e dice grazie alla gente. A mani congiunte, con il pollice alzato, con la mano sul cuore. Non c’è più la contrapposizione, c’è un unico afflato.
E si riprende a giocare. Con gli occhi un po’ lucidi come ogni volta succede quando si ha la fortuna di sfiorare l’essenza autentica dello sport, metafora della passione, sintesi di vita.

Il Real si prende un pezzo abbondante della qualificazione. La Juve resta alle prese con il suo karma in Champions League. Ronaldo torna a Madrid diretto al campo di allenamento di Valdebebas dove si immergerà per 40 minuti in una vasca ghiacciata.

La meraviglia, nel calcio e nella vita, non si trova per caso.


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