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E così, dopo mille discussioni e altrettante polemiche, il campionato di calcio di serie A ripartirà sabato 20 giugno alle 18,30 con Torino-Parma, primo di quattro recuperi, ai quali seguiranno, il 22, 23 e 24 giugno le altre gare dell’ottava giornata di ritorno.

È pur vero che gli appassionati hanno dovuto rinunciare, in questo periodo di lockdown, a seguire le partite delle loro squadre del cuore. Un sacrificio minore se confrontato con le innumerevoli limitazioni alla libertà individuale alle quali siamo stati tutti sottoposti. Ma è altrettanto vero che molti non ne hanno fatto una tragedia, avendo ben altri problemi da affrontare e da cercare di risolvere.

Ma chi si occupa, a livello di comunicazione, di sport e in particolare di calcio, ha glissato elegantemente sulla vera ragione che ha convinto la federazione a far ripartire le gare.

Se è vero che l’UEFA aveva imposto alle federazioni nazionali di completare i campionati entro domenica 2 agosto pena l’esclusione dalle prossime coppe europee, il motivo è anche un altro. Ed entrambi ruotano intorno ai soldi, una montagna di soldi!
Infatti per le prime sei squadre in classifica avrebbe significato un mancato introito importante, che aggiunto ai mancati incassi dovuti all’assenza di pubblico negli stadi, avrebbe significato crisi nera per queste società calcistiche.

Ma per tutte avrebbe significato un mancato trasferimento dei soldi che arrivano dai diritti televisivi, prima fra tutte Sky. L’emittente di Murdock aveva infatti minacciato la federazione di non pagare una fetta consistente di quel miliardo circa che versa per trasmettere in diretta le gare di campionato. In parole povere: “se voi giocate un terzo in meno delle partite, noi vi paghiamo un terzo in meno di quello che abbiamo stabilito da contratto”.

Per molte squadre ciò avrebbe significato la bancarotta e, nella maggior parte dei casi, l’impossibilità ad iscriversi alla prossima stagione 2020-2021. Una situazione che avrebbe coinvolto non solo le società che oggi militano in serie A ma anche quelle di B e di LegaPro. Molte delle quali potrebbero trovarsi nella medesima situazione nonostante la ripartenza.
Insomma, un disastro! Che per altro avrebbe potuto mettere in forse i futuri campionati per mancanza di iscrizioni.

A fronte di questa situazione tutte le chiacchiere in merito a quarantene, tamponi, nuove regole, orari improbabili, accumulo di gare (dal venti giugno al due agosto solo sei giorni non vedranno il disputarsi di una partita!), passano in secondo piano.

Business is business, direbbero quelli che masticano l’inglese. E il calcio è una delle industrie nazionali più importanti e redditizie.


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