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Si calcola che almeno un miliardo di telespettatori abbiano assistito, ieri sera, alla finale di Champions tra Tottenham e Liverpool al Wanda Matropolitano di Madrid.

E in effetti i giocatori in campo erano sì di due squadre inglesi, ma originari di diverse parti del mondo e non solo europei, dall’egiziano Salah dei Reds al coreano Son degli Spurs. Niente Italia, a meno che non si voglia ricordare che il trisnonno di Pochettino, allenatore del Tottenham, era originario di Virle Piemonte.

La gara è stata preceduta da una esibizione musicale del gruppo Imagine Dragons in puro stile Superbowl. Ma l’Europa, almeno nel calcio, farebbe meglio a non sottostare alle mode d’oltreoceano.

Meno male che poi si gioca. La partita comincia subito col botto: dopo appena 16 secondi l’arbitro assegna un calcio di rigore alle furie rosse per un fallo di mano di Sissoko su cros ravvicinato di Manè. Il direttore di gara sloveno non ha dubbi e indica il dischetto, dal quale Salah batte un tiro violento che Loris intuisce ma non riesce a deviare.

Il Tottenham prova a reagire ma il Liverpool contiene. Il ritmo della partita è basso: forse il gol immediato ha raffreddato la gara con la squadra in vantaggio che non vuole scoprirsi e gli avversari che preferiscono attendere. Succede poco se si esclude un tiraccio da fuori di Robertson a meno di dieci minuti dalla fine della prima frazione di gioco.

La squadra londinese rientra nel secondo tempo con uno spirito diverso, ma le occasioni davvero pericolose continuano a scarseggiare.

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La partita, come spesso è accaduto alle finali europee, è piuttosto noiosa. I giocatori venivano da uno stop di tre settimane e, dopo un’ora di gioco, sembrano esausti. Per vedere un’azione emozionante bisogna aspettare l’ottantesimo quando Alison blocca prima un tiro di Son e poi una punizione dal limite di Erikson.

Ma il Liverpool la chiude a tre minuti dal novantesimo quando Origi, che aveva sostituito un impalpabile Firmino, con un bel diagonale dalla sinistra supera Lloris. È il gol del 2-0 che resisterà fino alla fine. Resta il tempo per vedere un altro paio di parate di Alison e la partita finisce tra i cori che intonano You’ll Never Walk Alone.
Il Liverpool si prende la rivincita dello scorso anno e vince la sua sesta Coppa dei Campioni.


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