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Ebbene sì. Gli italiani, per la seconda volta, non vedranno le casacche azzurre nostrane sui campi del Campionato Mondiale che si sta svolgendo in Russia. Quella precedente risale al 1958. Anche a quei tempi qualche problemuccio c’era.

Si parla della Nazionale degli oriundi (Ghiggia, Schiaffino, ecc.). Ma l’Italia aveva la possibilità d’accedere alla fase finale in Svezia portando a casa da Belfast contro l’Irlanda del Nord uno striminzitissimo paio d’occhiali (zero a zero).

Ma a parte un arbitraggio discutibile e l’espulsione di Ghiggia che lasciò la squadra in dieci, la grande responsabilità della sconfitta per 2-1 e conseguente eliminazione fu dovuta alla formazione suicida messa in campo dall’allora C.T. Alfredo Foni. Il quale, anziché “stare abbottonato”, schierò la bellezza di cinque punte. Con una difesa che faceva acqua. Per cui tutti a casa e amen.

Stavolta la solfa è stata ben diversa. Innanzitutto una gestione da parte della FIGC sinceramente da barzelletta ( e dai, Tavecchio sembrava una caricatura…); eppoi una palese mediocrità degli elementi in campo. Senza contare molti giocatori che, fenomeni nei rispettivi campionati, si sono rivelati degli zombie una volta indossata la maglia della Nazionale.

Nient’affatto dimenticando le responsabilità di un allenatore che, diciamolo francamente, manco sapeva da che parte fosse girato. Per cui non ci si è rivelati neppure in grado di rifilare uno striminzito golletto alla modestissima Svezia. In casa, perdipiù.

Le polemiche, anche feroci, inevitabile che vi siano state. Anche se, tutto sommato, ci si aspettava ben di peggio.

Comunque la Federcalcio, incapace di darsi una bella rinnovata di propria iniziativa, è stata commissariata da parte di un presidente del CONI che, scusate tanto, proprio un’aquila reale davvero non sembra.

Un sudatissimo incarico ad un nuovo C.T., avendo in parecchi declinato lo spinosissimo invito. Il richiamo di giocatori da tempo non convocati. Per un rinnovamento proprio tutto da inventare e soprattutto verificare.

Comunque, per una volta almeno, si eviteranno i sessanta milioni di commissari tecnici nonché le stucchevoli polemiche prima, durante e dopo il campionato medesimo. Trasformabili in un batter d’ali in fanatici entusiasmi nel caso d’insperati successi.

Comunque diciamo la verità. Dal 2006, quando si vinsero fortunosamente i Mondiali in Germania, s’è prodotto un bel tubo di nulla. Titolo, si ribadisce, portato a casa in braccio alla Dea Bendata. Perché senza quella famosa testata… Sarebbe raccontarsi “quella dell’uva” affermare che la Francia non giocò meglio dell’Italia. Per cui poltrona, pantofole e bibita. Per vedere giocare gli altri. Buon divertimento.


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