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Correva l’anno 1976. In Cile il generale Augusto Pinochet aveva preso militarmente il potere, rovesciando il governo democratico di Salvador Allende. In Italia c’è aria di compromesso storico e i comunisti entrano al governo con la formula della non sfiducia al governo Andreotti.

L’Italia del tennis capeggiata da Adriano Panatta si è qualificata per la finale di Coppa Davis contro il Cile.

La sfida si giocherà nello stesso stadio dove il dittatore cileno aveva rinchiuso i prigionieri politici.

Lo sdegno è forte nell’opinione pubblica italiana. I giovani gridano per le strade slogan come “non si gioca la volèe contro il boia Pinochet”, “Panatta miliardario Pinochet sanguinario”. Artisti del calibro di Dario Fo e Franca Rame si schierano contro la partita. Insomma pare che questa finale non s’abbia da fare.

Lo stallo si sblocca con una lettera del partito comunista cileno che invita l’Italia a giocare. La lettera inviata al partito comunista italiano farà sì che il delegato dello sport del PCI tale Ignazio Pirastu possa dire il tanto sospirato sì.

Finalmente si gioca. Il capitano Nicola Pietrangeli porterà con sé i quattro azzurri: Adriano Panatta, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli e Corrado Barazzutti.

L’Italia batterà facilmente la squadra cilena, ma c’è un particolare che pochi ricordano. Panatta e Bertolucci nella partita finale di doppio indosseranno una maglietta rossa, colore del partito socialista, indossata non a caso da Panatta che poi è riuscito a convincere anche il suo compagno inizialmente reticente.

L’Italia conquisterà per la prima e unica volta nella sua storia la Coppa Davis, ma la tormentata situazione cilena sminuirà fortemente il valore sportivo dell’impresa che sembra passare quasi in secondo piano.

Quell’anno sarà un anno d’oro per il tennis italiano; Panatta si aggiudicherà gli Internazionali d’Italia e il Roland Garros in Francia per terminare l’anno al quarto posto nel ranking mondiale.

Qualora l’argomento dovesse interessare, consiglio il bel film-documentario La maglietta rossa di Mimmo Calopresti.

Buon tennis a tutti.


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