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I mondiali di calcio in corso in Russia hanno lanciato una nuova stella: il VAR.

È lui il nuovo re dello sport più popolare al mondo, capace di decidere una partita e, perché no, persino il vincitore della Coppa da una remota stanza, di fronte al quale non esistono calciatori, tecnici, dirigenti, ex-campioni, commentatori o giornalisti che tengano.

Il suo giudizio è infatti inappellabile e indiscutibile e, stranamente, accolto all’unanimità degli addetti ai lavori. Ciò che l’arbitro propone, il VAR lo dispone.

D’ora in poi niente più protagonismi alla Lo Bello o Moreno e niente più interventi arbitrali come quelli storichi di Taylor o Dienst. Il decisore ultimo sarà lui, il nuovo dio del calcio.

Ultimo ritrovato della tecnologia applicata, segna il passaggio definitivo del calcio ad un’altra dimensione, uno sport diverso nel quale i materiali tecnici e le attrezzature di gioco sono prodotti della ricerca e modificano non poco le prestazioni di quegli uomini in mutande che corrono nel campo appresso al pallone.

Si aggiungano le innovazioni sul fuorigioco, sulle sostituzioni, sul numero di stranieri in campo o sul tempo di gioco effettivo ed ecco che la trasformazione è quasi completata.

Perché mancano ormai solo pochi elementi per ritrovarsi definitivamente nel riquadro di un game di Fifa Soccer: la presentazione pre-gara dei giocatori si è già adeguata al videogame più famoso della storia; le telecronache urlanti con commentatori tecno-riflessivi che chiosano sui gol o le giocate dei campioni sono al passo; così come il tifo di sottofondo continuamente festante e teleripreso in mondovisione.

Suggeriamo di lasciare la composizione delle formazioni al sondaggio fra i cultori del fantacalcio, le sostituzioni alla volontà popolare del televoto e il cambio di modulo in corso di partita ai suggerimenti dagli studi televisivi o da casa.

Niente più Eupalla, quindi. Basta movioloni o processi del lunedì. Decide tutto il VAR. Non vedremo mai più ‘manos de dios’ impunite o morsi uruguagi alle spalle degli avversari. Solo superatleti di ogni provenienza e colore correre senza sosta da una parte all’altra del campo, fra un colpo di tacco e una rabona, in mezzo a triangoli e diagonali infiniti, contendendosi la sfera magica e soprattutto la benevolenza dei tifosi-spettatori. Che alla fine sono quelli che pagano il biglietto, comprano le t-shirt dei loro idoli e coprono le perdite dei team spreconi con le casse dello stato.

Chiunque vincerà Russia2018, il premio al miglior protagonista del mondiale è già assegnato e, se le cose continuano di questo passo, credo che vincerà anche il prossimo Pallone d’oro.


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