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È stata una domenica surreale anche per il campionato di serie A.

Dopo il giallo della bozza di decreto circolata sui social che anticipava la decisione del governo di dichiarare “zona rossa” tutta la Lombardia e altre quattordici province, il caos governativo si è riversato anche sul calcio.

Ma andiamo per ordine.
Ieri la Lega aveva stabilito di recuperare le partite della 7ma giornata di ritorno che non si erano disputate domenica scorsa. Le gare dovevano essere giocate a porte chiuse. Alle 2:18 del mattino il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte annunciava in una conferenza stampa le direttive del nuovo decreto. Tra queste, testuale, “la prosecuzione degli eventi sportivi professionistici, ma a porte chiuse”. Successivamente Damiano Tommasi, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, chiedeva il rispetto per gli atleti e la necessità di sospendere il campionato, e minacciava, in caso contrario di proclamare lo sciopero dei giocatori.

Poi, a pochi minuti dall’inizio di Parma Spal, che doveva iniziare alle 12,30, Vincenzo Spadafora, Ministro dello Sport, tanto per creare un altro po’ di confusione, dichiarava: “Non ha senso in questo momento mettere a rischio la salute di giocatori, arbitri, tecnici e dei tifosi che sicuramente si raduneranno per vedere le partite, solo per non sospendere temporaneamente il calcio e intaccare gli interessi che ruotano attorno ad esso“.

A quel punto è successo il finimondo mentre circolava insistente la voce di un’immediata sospensione del campionato. A Parma i giocatori, che erano sul punto di entrare in campo, sono stati bloccati. A quel punto Spadafora e il presidente della Lega di serie A Gravina si sono sentiti per telefono e lì per lì è saltata fuori la decisione: si gioca!

Si è partiti dunque con Parma Spal, che è comunque iniziata con oltre un’ora di ritardo, e che, per la cronaca è finita 1-0 per gli ospiti ferraresi.

Certo è che tale situazione ha gettato una ulteriore ombra sulla adeguatezza di questo governo a gestire una situazione che si è fatta drammatica: a tutti i livelli, calcio compreso.

La giornata è poi proseguita, senza ulteriori intoppi, con le altre gare.

Alle 15.00 il Genoa ha battuto per 2-1 il Milan a San Siro, confermandosi una delle squadre più in forma dell’attuale momento. I rossoneri hanno forse risentito della confusione societaria da cui sono stati travagliati nelle ultime settimane. La squadra di Nicola è andata in vantaggio con due reti nel primo tempo e a nulla è servito il gol di Ibrahimovic nel finale.

Alla stessa ora il Verona, che veniva da una striscia di nove risultati utili consecutivi, veniva sconfitta in rimonta dalla Sampdoria allo stadio Marassi. Protagonista l’ex capo cannoniere dello scorso anno Fabio Quagliarella che nel finale, in otto minuti, siglava la vittoria prima sugli sviluppi di un calcio piazzato e poi su rigore.

A Udine si è giocata alle 18.00 Udinese Fiorentina, una partita che ha offerto poche emozioni per un inevitabile 0-0. Un palo di Milenkovic nel primo tempo l’unico brivido della sfida. I friulani salgono a +3 dalla zona retrocessione, i viola raggiungono quota 30 punti.

La domenica si è chiusa con l’attesissimo derby d’Italia. Juventus e Inter si sono affrontati a viso aperto fin dall’inizio. Il primo tempo è stato equilibrato ma nel secondo i bianconeri segnano con Ramsey e i nerazzurri accusano il colpo. Poi entra Dybala e segna il secondo gol. Da quel momento in poi la Juve si limita a controllare e nasconde il pallone agli avversari che non lo toccano più. Anche se mancano ancora diverse giornate (speriamo…) forse la squadra di Conte può dire addio ai sogni scudetto, mentre la Juve riconquista la vetta.

Stasera alle 18,30 si recupererà Sassuolo Brescia.


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