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Il 19 luglio, sulla mitica salita all’Alpe d’Huez del Giro di Francia, si è scritta una delle pagine più nere della storia del ciclismo. A quattro chilometri dall’arrivo il campione siciliano Vincenzo Nibali, già vincitore della Corsa Gialla nel 2014 e recente trionfatore nella Milano Sanremo, è stato urtato da uno spettatore, è caduto fratturandosi una vertebra ed è stato costretto al ritiro.

Fatalità? Nient’affatto! L’incidente è dovuto piuttosto alla pessima organizzazione della più famosa e longeva corsa a tappe del mondo. Una gara che, in termini di sicurezza, lascia davvero molto a desiderare, con buona pace per lo spirito di “grandeur” dei transalpini.

Era facile immaginare che sulla salita più importante prevista dal percorso di quest’anno, ci potesse essere tanta gente. Forse non era prevedibile che su quei tornanti potessero assieparsi circa un milione di persone. Ma visti i precedenti sarebbe stato necessario attrezzarsi di più e meglio.

E invece, da una curva all’altra si è visto tutto e il contrario di tutto: stuoli di ubriachi, fumogeni, gente in mezzo alla strada, pseudo tifosi che rincorrevano gli atleti, già stremati da migliaia di metri di dislivello, per farsi un selfie.

Pochi chilometri prima dell’incidente a Nibali si era già visto uno scalmanato spingere brutalmente Froome, il favorito della corsa, con l’evidente intenzione di farlo cadere.
Ma in prossimità dell’arrivo i corridori erano letteralmente impossibilitati a proseguire nel loro sforzo dalla gente che occupava l’intera carreggiata.

E proprio uno di questi ha provocato la caduta del nostro campione che, malgrado il dolore, è risalito in bicicletta e ha terminato la tappa a soli 19” dal vincitore.

Grande sportività è stata dimostrata dai battistrada che, resisi conto dell’accaduto, avevano rallentato proseguendo affiancati.

Ma la carenza di organizzazione non si è limitata agli scarsi controlli. Infatti l’atleta azzurro, non appena si è accertata la gravità dell’infortunio, è stato portato all’ospedale di Grenoble in ambulanza! Sessanta chilometri di strada di montagna con una vertebra fratturata! Nessun elicottero era infatti disponibile per il trasporto.

Siamo certi che i responsabili della Grande (si fa per dire…) Boucle, certi come sono di essere gli unici organizzatori al mondo di una corsa a tappe, non guarderanno mai la Vuelta Spagnola o il Giro d’Italia.

Dovrebbero farlo, invece. Perché constaterebbero che in Spagna, sulle tappe di montagna, ogni dieci metri c’è un gendarme che tiene indietro i tifosi, spesso anche con metodi poco ortodossi; o su tappe dolomitiche, come per esempio lo Zoncolan, vedrebbero i volontari della Protezione Civile, gli Alpini o i componenti delle associazioni d’arma svolgere un eccellente servizio di sicurezza.

Cosa che non si è vista affatto giovedì scorso sulle rampe dell’Alpe d’Huez.


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