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Oggi parleremo di un uomo che ha dato lustro e onore al tennis, il suo nome è Gottfried Von Cramm.

Bisogna tornare indietro agli anni ’30, in Germania era salito al potere Adolf Hitler e Von Cramm era un’atleta in costante ascesa, fino a diventare uno degli sportivi più illustri del Terzo Reich.

Nel 1934 vinse il suo primo Roland Garros contro Jack Crawford, perse in finale l’anno successivo da Fred Perry per poi riprendersi lo scettro nel 1936 sempre contro Fred Perry.

Alto, biondo, dal fisico impotente sarebbe potuto essere l’archetipo del nazista perfetto. Egli invece scelse di non farsi mai strumentalizzare dal Regime e anzi spesso lo criticò con battute al vetriolo.

Il regime nazista da par suo lo accusò di essere omosessuale, accusa molto infamante per l’epoca e gli impedì di partecipare all’edizione del ’37 del Roland Garros nonostante fosse il detentore del titolo.

Ma l’evento clou nella carriera tennistica del barone fu la finale della Coppa Davis del ’37 persa contro gli Stati Uniti. Cramm prima del match conclusivo ricevette una telefonata da Hitler e giocò ogni punto come se da esso dipendessero le sorti della sua vita.

Ciò non bastò ad evitare la sconfitta e fu il “pretesto perfetto” per il regime nazista per condannarlo per il reato di omosessualità, per il quale scontò un anno di carcere.

Uscito di galera si iscrisse al torneo del Queen’s dove vinse facilmente contro Bobby Riggs 6/0 – 6/1. In quell’edizione di Wimbledon del ’39 i benpensanti organizzatori del torneo si vergognarono della sua omosessualità e commisero il grave errore di non iscriverlo.

Le bombe naziste che nel ’40 distrussero anche il centrale di Wimbledon, distrussero per sempre le sorti sportive di un grande uomo che non piegò mai la testa di fronte alla barbarie e seppe conservare intatto il suo spirito libero, ma soprattutto fu un grande gentleman della racchetta, rara fu infatti la sua eleganza e la sua attitudine alla sportività.


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