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Il 13 giugno del 1945 l’ultimo re abbandonò l’Italia per stabilirsi in Portogallo.

Lunedì 16 luglio 2018, 73 anni, un mese e tre giorni dopo, dal Portogallo qui da noi sbarcherà un nuovo sovrano. E lo farà proprio in quella Torino dalla quale partirono i Savoia per diventare re d’Italia.

Si è parlato di sogni, di suggestioni, di follia: ma in fin dei conti si vive di sogni e di suggestioni che, se non sono condite con un pizzico di follia, mai riusciranno a diventare realtà.

Nella giornata di mercoledì 11, i media si sono scatenati su questo “Ritorno del Re”, che nulla ha a che fare con la saga di Tolkien. O forse sì, se vogliamo credere a tutti coloro che si sono catapultati nel cercar di dare il là alla costruzione di un nuovo mito. Supportati, a dire il vero, da chi già favoleggia su mostruosi ritorni economici per l’intero sistema calcistico, sportivo e addirittura economico dell’Italia intera.

I commercianti e i politici torinesi già si stropicciano le mani; gli immobiliaristi piemontesi non ne parliamo; la Federcalcio ipotizza di vendere i diritti televisivi del campionato di Serie A anche agli Esquimesi; il CONI è ormai certo dell’assegnazione delle Olimpiadi Invernali del 2026, se a Torino, Milano o Cortina poco importa; gli economisti prefigurano che, nei prossimi quattro anni, il PIL aumenti di almeno due o tre punti percentuali.

E tutto ciò soltanto perché, lunedì prossimo, all’aeroporto di Torino-Caselle sbarcherà… chi? Gandalf? Ma no! Ma quale Gandalf! Di più! Molto di più!
Arriva il Re Cristiano, già sovrano di Portogallo e Spagna e che tra qualche giorno diventerà anche re d’Italia. E si rifonderà, forse (anzi, ne siamo certi!), il Sacro Romano Impero “Cristiano” che durerà mille anni! Perché, come è noto a tutti i ghibellini e millenaristi di ieri e di oggi, l’Impero è di mille anni o non è.

Di Lui già si narrano da tempo le abitudini e le usanze regali: il fatto che abiti solo regge, che sia circondato da una folla di lacchè, che si nutra esclusivamente di cibi ultraselezionati cucinati dal suo cuoco personale su indicazione di un nutrizionista, che non abbia amici e viva chiuso nella sua magione, circondato dalla famiglia, dalla quale non si allontana se non per gli allenamenti e per concedersi, una volta a settimana (ma non tutte), alla folla osannante che lo saluta da lontano (perché di toccarlo non se ne parla neppure!).

Si mettano pure il cuore in pace i pochi e irriducibili repubblicani che sopravviveranno a questa ondata reazionaria: il Re è tornato! Ed è anche “bello e biondo (beh, non proprio…) e di gentile aspetto”.

E già gli aedi sono pronti a cantarne le imprese. Anche se alcuni di loro hanno già rispolverato la vecchia canzone del Trio Lescano del 1948 (ah, i decennali!) “Il re del Portogallo / non sa ballar la samba / ma essendo poco in gamba…”; e non continuiamo per non essere annoverati tra coloro che già si augurano che qualche difensore malandrino propini al “nostro” il trattamento che Goikoechea riservò a Maradona nel lontano 1983.

Vabbè, abbiamo scherzato. Ma di fronte a tanto bailamme mediatico crediamo sia il caso di affidarci al vecchio, ma sempre opportuno, adagio piemontese: “esageruma nen!


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