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Ebbene si. Anche quest’anno è giunta oramai nel vivo la sessione estiva di calciomercato. Quella ufficiale. Nel senso di come vengano ufficializzati scambi avvenuti magari mesi prima nel segno di trattative pressoché perpetue. Sorprese forse, ma mica tante.

Le acquisizioni di nuovi allenatori e/o giocatori da “urlo nella notte” saranno classicamente ben poche. Le plusvalenze grottesche ben di più. L’aria fritta a volontà.

Il gioco del calcio latita. Lo sport invece peggio. Visto come il tutto sia oramai piegato esclusivamente alla logica del più spregiudicato “business”.

L’atteggiamento con cui rapportarsi a questo controverso periodo dell’anno dipende, per buona parte, dalla squadra per la quale si ha la fortuna/disgrazia di fare il tifo. Se di primissima fascia si avrà quasi certamente l’opportunità di gioire per qualche nuovo patinatissimo e ultracostoso arrivo. Ma se al contrario si è sposata la causa di una maglia con in prospettiva – ben che vada – un drammatico equilibrio sul filo del ruzzolamento nella serie inferiore, il discorso cambia. Più che una musica già sentita, un vecchio disco zoppicante sempre sul medesimo solco.

Innanzitutto vanno riempite le caselle relative alle panchine. Poche “new entry”. I nomi più altisonanti se ne stanno alla larga. Per approdare a ben altri esotici e più remunerativi lidi.

Poi per i meno fortunati, appunto, il tutto raggiunge la parodia dell’assurdo. Quasi da augurarsi non vengano concretizzati acquisti che si rivelino in seguito azzeccati. Correndo il serio rischio di ritrovarsi il pinco pallino giocatore come avversario durante il girone di ritorno, dopo le magie della tornata invernale di mercato, con la prospettiva pressochè certa di caricarsi sul groppone quantomeno uno dei classicissimi “goal dell’ex”.

Consigliabile cercare qualche altro stratagemma per trovare refrigerio in periodo di afa. Non certo seguire terrificanti trattative. Ben sapendo che spesso – quasi sempre – i trasferimenti avvengono a fine agosto mentre il sipario sta inesorabilmente calando.

Ma dipende soprattutto, va precisato, dal livello di coinvolgimento che ancora si riesce ad avere nei confronti di campionati per lo più già decisi ancor prima di iniziare. Ed accontentarsi di vedere se vi sarà una o più squadre rivelazione, quali retrocederanno e, diversamente, quali altre si qualificheranno per le competizioni europee. Un po’ pochino, in tutta sincerità. Del resto l’ultimo scudetto vinto da una squadra minore nell’ambito di una competizione in apparenza “normale” risale al 1991. Poco di che stare allegri.

Ben lungi dall’invitare all’abiura della propria squadra del cuore, consigliabile serbare la carta da giocarsi in alternativa. Ovvero uno sport di riserva.

Non si sa mai.


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