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Questa è la storia, signore e signori

Già, la storia con la esse maiuscola. Perché la Coppa Italia vinta dalla Fiat Auxilium Torino al Mandela Forum di Firenze è un risultato che rappresenta il massimo raggiunto dalla squadra subalpina, in tutta la sua travagliata esistenza.

Con buona pace di chi, nell’ultimo mese – dopo le dimissioni dell’ex allenatore Luca Banchi – aveva sui social e nei salotti buoni del basket torinese prefigurato scenari apocalittici e senza via di uscita, parlando addirittura di salvezza.

Ma per fortuna la vita, ogni tanto, riserva epiloghi degni di una favola

Proprio come quello della Fiat Auxilium, che ha superato Brescia, perla tra le perle, anche grazie al talento di quel Vander Blue il cui ingaggio era stato aspramente criticato da alcuni dei più accaniti detrattori della società, e in particolare della famiglia Forni. Che ieri si sarà presa una bella rivincita.

Anche nella finale di Firenze Torino è partita senza il favore del pronostico

contro una Leonessa Brescia che pareva più solida e compatta. E in effetti il campo – specie all’inizio – ha confermato le sensazioni della vigilia. Così come contro Cremona, però, Torino non si è mai data per vinta e ha lottato punto su punto, mostrando talento e limiti, ma non mollando mai. E trovando – nei momenti di necessità – canestri fondamentali anche da giocatori che fino a quel momento erano sembrati in seria difficoltà. Come la serie di triple di Bongou Colo, che nel secondo tempo si è riscattato dall’imperdonabile serie di errori commessi nel primo quarto. Come le triple di Diante Garret, le penetrazioni di Peppe Poeta, le difese e la “garra” di Deron Washinghton, la freddezza di Valerio Mazzola a rimbalzo, e dalla lunetta. O come il canestro decisivo di Sasha Vujacic – autentico trascinatore morale di questa squadra, che ha piegato le ginocchia ai bresciani, mai domi e più che mai degni dell’onore delle armi. E così Torino, dopo una partenza che definire complicata sarebbe un eufemismo, ha tenuto botta rimanendo indietro nel punteggio per tutta la partita, piazzando la zampata soltanto alla fine, nel momento più opportuno.

Alla fine la gioia è stata incontenibile, e non avrebbe potuto essere altrimenti

E’ stato bello – per chi ha sempre amato questi colori – assistere alle lacrime di Peppe Poeta, all’emozione della premiazione, alla gioia dei tifosi arrivati da Torino con un sogno e che ora ritornano sotto la mole con il petto gonfio di orgoglio. Ecco perché questa Coppa Italia deve essere di tutti: dei giocatori, che hanno dato il massimo, smentendo le critiche di chi – nell’ultimo mese – li aveva descritti come un gruppo allo sbando. Del giovane tecnico Galbiati, che ha avuto l’umiltà e la saggezza di non tentare id imporsi, ma di accompagnare e indirizzare verso la giusta via uno spogliatoio certamente in confusione, dopo il doppio addio di Luca Banchi e di Carlo Recalcati. Della società, che ha dimostrato – al contrario di quanto sostenuto dai più critici – di saperci fare, andando a pescare un rinforzo, Vander Blue, che si è rivelato decisivo. E dei tifosi, che ora più che mai devono riunirsi intorno alla squadra e alla società, per continuare il sogno della Torino del Basket. Senza divisioni o, ancor peggio, “guerre intestine”.

Complimenti a Stefano Comazzi e Michele Siragusa per come hanno preparato la partita – ha detto a fine incontro un più che emozionato Paolo Galbiati -. Un lavoro eccezionale in queste tre notti che mi ha aiutato tantissimo. Sono felicissimo per loro che vivono la realtà cestistica di Torino da tanto tempo. Abbiamo preso qualche tiro in transizione di troppo. Ai miei giocatori faccio altrettanti complimenti perché per l’ennesima volta quando abbiamo deciso di compattarci in difesa poi abbiamo vinto la partita. Ci hanno dato tre spallate, andando avanti anche di 9, ma siamo rientrati, difendendo e facendo dei bei canestri”. “Eravamo tutti tesissimi – ha ammesso il capo allenatore – . Contento per la società e per tutte le persone che lavorano accanto a noi e dietro. Ho realizzato che ce l’avremmo fatta quando ho visto il tiro di Moss in aria e ho ripensato ai ritiri estivi di Sauze d’Oulx e Bormio. Ora abbiamo 11 finali in campionato, l’obiettivo è fare il meglio possibile raggiungendo i playoff e una posizione di livello per giocarli. Oggi, ieri e ieri l’altro tanta gente ci ha seguiti. Torino ha molta passione per il basket e lo hanno dimostrato i tanti tutti esauriti. Ai nostri tifosi chiedo di continuare ad amarci. Una statua di Washington in una nostra grande piazza non sarebbe una pazzia”. “Grazie Paolo – ha aggiunto Comazzi – per le parole spese nei miei confronti e di Michele. La sinergia ed il feeling tra noi sono fondamentali. Tante dediche da fare, in particolare alla mia bambina Vittoria, un nome di ottimo auspicio”.

FIAT TORINO – GERMANI BASKET BRESCIA 69-67
Torino

Garrett 16, Vujacic 7, Blue 11, Poeta 7, Colo 11, Mbakwe 1, Mazzola 6, Jones, Tourè, Mittica ne, Akoua ne, Washington 10; all. Galbiati
Brescia
Moore 2, Hunt 6, Mastellari ne, L.Vitali 5, Landry 22, Ortner 4, Traini, M.Vitali 14, Moss 2, Veronesi ne, Fall ne, Sacchetti 12; all. Diana

Foto:
https://www.auxiliumpallacanestro.com


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