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Usarci


Non tremi sulla seggiola chi legge. L’argomento è tutt’altro che pesante. Ma bensì satirico. Si parla di un tifoso calcistico d’una squadra di fascia diciamo così medio-bassa. Che si ritrova a vivere dove tutti tengono per qualsiasi altra, tranne che la sua

Attenzione però. Per qualsiasi altra si intende una di quelle che veleggiano in alta classifica.

E già. Si sta con chi vince. Se no che gusto c’è? Un vero stillicidio. Eppure la distanza dai propri beniamini è d’un centinaio di chilometri scarsi. Ma te li fanno sembrare decine di migliaia. Quelli che la pensano come te sono pochini davvero. E chissà sparpagliati dove. Tanto che se per disgrazia ne incontri uno per la strada, ti viene da comportarti come il classico italiano all’estero. Che nel posto più remoto al mondo e sentito parlare qualsiasi idioma, se ne incontra un altro gli vien voglia di corrergli incontro e abbracciarlo.

E “gli altri”? C’è chi ti guarda sorridendo di compassione, chi ti dice “dopo la mia squadra tengo subito alla tua” (bel tifoso che sei, complimenti), chi ti sgancia un bel “e allora, andate giù quest’anno?”.
I discorsi in generale son sempre quelli. Milioni come noccioline. Giocatori, città e stadi che tanto sai benissimo di poter vedere sempre e comunque in poltrona. E vivi tutto il campionato col block notes in mano. A far lo spulcio delle partite. A calcolare nel modo più realisticamente possibile se basteranno anche stavolta i punti. Tanto da non ruzzolare per l’ennesima volta in serie B.

Lasciamo perdere i periodi di calciomercato, poi. Tanto sai benissimo che di quelli con la valigia in mano son più i partenti di quelli in arrivo. E i dopo partita? Innanzitutto bisogna vedere quando. Visto che ormai il campionato è sbriciolato come un tozzo di pane secco. E non sai mai in che giorno e a quale ora si gioca. Se vinci o se perdi, il sorriso deve sempre essere dei migliori. Mal che vada puoi sempre dire: “fa niente, è normale, ci sono abituato”. Anche se hai addosso un nervoso da tagliare col flessibile. Di solito si sbollisce a metà settimana.

Mai parlare degli altri, specie se male. Perché volano urla e parolacce. Manco gli avessi preso a schiaffi la mamma. Del resto, che farci? Se sei rimasto folgorato nel cuore da una squadra che può perdere anche al cinquantanovesimo secondo dell’ottavo minuto di recupero o sei matto o si tratta di un virus.

In ogni caso non ne esci più.


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