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Per i verdetti è ancora presto. Tuttavia questa ventiquattresima giornata del campionato di calcio di Serie A ci fornisce una situazione che sembra piuttosto delineata.

La Juventus è ancora prima. Ma la Lazio la tallona a un solo punto e, almeno in questo momento, sembra la squadra più attrezzata ad aggiudicarsi la vittoria finale. Lo dicono i numeri: quindici vittorie e quattro pareggi nelle ultime diciannove gare; miglior difesa, con ventuno gol subiti, e secondo miglior attacco con 55 reti realizzate (otto in meno dell’Atalanta); Immobile capocannoniere con ventisei gol e una percentuale di 2,29 centri a partita. Ma la brillantezza dei biancocelesti deriva anche dal fatto che negli ultimi quattro anni Simone Inzaghi ha potuto costruire un gruppo solido, privo di pressioni, nel quale pochissimi sono stati i cambi di organico. In più la Lazio è fuori dalle coppe, il che le permette, di qui alla fine, di concentrarsi unicamente sul campionato.

Cosa che, al contrario, riguarderà le altre pretendenti al titolo. A partire dalla Juve, impegnata in Champions già a partire dalla prossima settimana. La squadra bianconera, però, appare la controfigura della corazzata che ha vinto gli ultimi otto scudetti. La cacciata di Allegri e l’arrivo di Sarri non ha portato al cambiamento di gioco che si auguravano dirigenti e tifosi. Lo stesso allenatore ha dovuto ammettere che i suoi calciatori non sono riusciti ad adattarsi al nuovo modulo. A mezze parole li ha accusati di essere troppo individualisti e poco permeabili alle novità. Resta il fatto che, sia pur a fatica, la Juve ha vinto appena due delle ultime quattro gare disputate e ha perso sia con il Napoli che con il Verona. E il primo marzo, alla settima di ritorno, dovrà vedersela con l’Inter.

Proprio l’Inter che domenica scorsa ha perso con la Lazio, ma che fino a sabato sera era a pari punti con l’attuale capolista. E che, con quella di domenica, ha subito soltanto due sconfitte, contro le quattro dei bianconeri. Vale la pena di ricordare che solo molto di rado è capitato ad una squadra di vincere un campionato perdendo più di cinque incontri. Ma neppure la squadra di Conte sembra godere di ottima salute, e a poco sono serviti gli innesti di Young, Moses e Eriksen acquistati a gennaio e subito impiegati senza un adeguato rodaggio. Oggi come oggi i nerazzurri si reggono sulla velocità, la precisione nel tiro e la prestanza fisica di Lukaku, mentre Martinez sembra solo l’ombra del giocatore visto nel girone d’andata.

Al quarto posto si conferma l’Atalanta, la quale dimostra che le prestazioni dello scorso campionato non erano un fuoco di paglia. Mentre invece potrebbero essere effimere le posizioni di Verona e Parma, appaiate al sesto posto, ma ormai raggiunte a 35 punti dal Milan, cui la cura Pioli ha garantito una netta ripresa con sette vittorie e cinque pareggi nelle dodici gare da lui guidate. E in ripresa sembra pure il Napoli, che dopo la brutta figura con il Lecce, ha vinto e convinto nell’ultimo confronto con un Cagliari che sembra aver perso l’entusiasmo visto fino alla fine di novembre (quattro soli punti nelle ultime dieci partite sono davvero troppo pochi!).

Al quinto posto resiste la Roma che si posiziona saldamente in zona Europa ma che deve fare i conti con gli alti e bassi delle ultime giornate.

Un discorso a parte merita il Torino, che con cinque sconfitte consecutive si trova oggi a soli cinque punti dalla zona retrocessione. Non è servito, almeno per il momento, sostituire Mazzarri con Longo. In quest’anno solare i granata hanno fatto solo cinque gol e ne hanno subiti diciassette. Occorre aggiungere altro?


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