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Sono di recente introduzione, anche nel campionato italiano, nuove regole per ciò che riguarda il gioco del calcio. Per farla breve trattasi di disposizioni per l’esecuzione dei calci di rigore, delle punizioni, delle sostituzioni di giocatori, dei rinvii da fondo campo, eccetera.

Ma quella che più interessa riguarda lo spinosissimo – e da sempre fonte di mille polemiche – problema dei falli di mano.

Ovvero della valutazione – ardua nonché soggetta a mille interpretazioni – della volontarietà o meno. A tale proposito (cit. “la Provincia Pavese”), davvero interessante è lo studio effettuato dal Primario di Neurofisiologia presso l’IRCCS Maugeri di Pavia, Michelangelo Buonocore. Davvero intriganti sono le conclusioni cui è pervenuto. Di cui, ovviamente, non si ha motivo di dubitare.

In buona costanza, il Professore afferma che – con un tiro effettuato da una distanza minore di sette metri – lo sfortunato destinatario colpito sul braccio non avrebbe il tempo di reazione sufficiente per poter determinare una appunto volontarietà o meno. Sia per mettere il braccio che diversamente per toglierlo. Il suo parere è decisamente autorevole. Ma purtroppo non consola più di tanto.

Come ben tutti sappiamo, è di recente acquisizione per la valutare le azioni in campo più controverse il/la VAR (maschile o femminile, boh…). Di cui si fa uso prevalentemente quando fa comodo. O meglio a discrezione dell’arbitro. Spessissimamente opinabile. E il più delle volte i tempi di consultazione sono biblici. Con dilatazione di durata delle partite francamente stucchevole. Immaginiamoci se ai vari casi dubbi venisse aggiunta la valutazione della distanza tra “tiratore” e “prenditore”. A quel punto – specie per le gare serali – sarebbe consigliabile ai tifosi prenotare il … pernottamento allo stadio.

Ma comunque, nonostante la sfilza di nuove disposizioni, cambierà un bel tubo di nulla. Solo le polemiche e i rinfacci del dopo partita ulteriormente si moltiplicheranno. Continueranno ad esservi più che discutibili interpretazioni da parte dell’esercito arbitrale in campo, le urla sdegnate dei tifosi, figli e figliastri. Vale a dire squadre “privilegiate” ed altre decisamente meno. Ovvero quelle di fascia alta e tutte le tapine altre. Se non proprio di “accessori (…) per trascorrere la notte, vivamente consigliabile munirsi di generi di conforto. In ogni caso è ben meno affrontare la situazione a stomaco pieno, onde evitare mancamenti sugli spalti.

La guerra continua.


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