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Se per Arti marziali intendiamo quell’insieme variegato di discipline di lotta che si è sviluppato in particolare in Estremo Oriente, non possiamo non rilevare come proprio in questi Paesi, seppur con modalità molto differenziate, la Donna era – e in buona misura è ancora – in posizione nettamente subalterna nell’ambito di una gerarchia, culturale e sociale, la cui architettura è tutta maschile

Un esempio per tutti: quella fotografia, molto nota qualche anno fa, del soldato americano preso prigioniero da una giovane e minuta vietcong che ha più un valore simbolico che il significato di una parità su cui pesano negativamente millenni di storia.

Su varie Arti marziali, inoltre, ha molto pesato l’origine “di casta”, rigorosamente maschile, oltre che l’apparentamento stretto con culture apertamente reazionarie.

In uno scontro fisico il peso e la forza muscolare sono elementi determinanti, e ciò pone la donna in condizione di innegabile inferiorità, ma, viceversa, l’agilità, la resistenza, la determinazione, l’abilità manuale, sono caratteristiche che, almeno teoricamente, rendono la donna in grado di fronteggiare assai efficacemente un avversario corpulento.

Parlare di Arti marziali significa addentrarsi in un terreno insidioso, se non in un vero e proprio labirinto: al riguardo sono innumerevoli i luoghi comuni, le leggende, la disinformazione in genere e se a tutto ciò aggiungiamo il fatto che, a fronte di una matrice comune (il combattimento), si sono sviluppate nei secoli discipline con tecniche e filosofie anche molto diverse tra loro, la questione si fa davvero complessa.

Qui, però, non importa analizzare l’uso distorto che il cinema ha fatto delle Arti marziali, dandone un’immagine volgarmente spettacolare, dominata da machos irresistibili che, magari con l’ausilio di oscure pratiche mistiche, inevitabilmente trionfano su perfidi e degenerati maestri.

L’importante è ricordare che alla base di questa scelta di approfondimento devono esserci motivazioni razionali (migliorare la propria capacità di autodifesa, acquisire un maggior equilibrio mentale, curare la salute fisica), non la velleità di diventare imbattibili o di risolvere solo per questa strada i propri problemi psicofisici.

In realtà occorre tenere conto che le Arti marziali devono essere intese come discipline del corpo e della mente più che come insiemi di tecniche, quindi la loro diretta utilizzabilità ai fini dell’autodifesa è raggiungibile solo dopo anni di pratica e in alcune grandi città, le stesse Amministrazioni Comunali si sono fatte promotrici di corsi di autodifesa femminile.

Fondamentale, quindi, è trovare il luogo giusto in cui praticare.
Per i giapponesi Do è la “via” attraverso la quale si tende continuamente all’elevazione spirituale: il dojo è dunque il luogo dove si cerca la via attraverso la pratica di un’Arte marziale.

In realtà anche le palestre più serie, in Occidente, il più delle volte hanno rinunciato a questo termine giapponese e la ragione è molto semplice: lo Zen non fa parte della nostra cultura, così come assai distanti ci appaiono molti concetti che stanno addirittura alla base delle Arti marziali.

Più in generale possiamo dire che in quasi tutte le Arti marziali tradizionali (cioè non quelle che hanno assunto stabilmente una dimensione prettamente sportiva), di varia provenienza, gli aspetti formali o addirittura rituali, e nel complesso quelli legati alla cultura del paese d’origine, hanno grande importanza.

Nessuna donna è troppo bassa, troppo alta, troppo pesante o troppo magra per praticare Arti marziali. Con la corretta pratica dell’Arte marziale più adatta a noi, è facile testare realmente che spesso le dimensioni e il peso non contano, che chi è alta può sfruttare le lunghe leve e chi è bassa sfrutta meglio il baricentro: ogni corpo ha i suoi vantaggi.

Aggiungiamo infine che per praticare le Arti marziali è indispensabile mettersi in gioco, rinunciare alle giustificazioni comode, accettare le istruzioni del maestro, le critiche, le sconfitte : imparare a gestire questi tipi di pressione e sentire che sono indispensabili per vivere una vita sana e felice sono un altro dono importante che le Arti marziali possono dare ad una donna.


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