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La Coppa del mondo di sci alpino è iniziata con risultati modesti per gli italiani. Nel gigante maschile solo due azzurri sono arrivati alle seconda manche ed il podio è rimasto un sogno lontano. Problemi tecnici ormai annosi, ma anche simbolo di un crescente disamore per lo sci.

Tanto che in Trentino un consigliere di opposizione ha proposto di far sciare gratis i giovani sotto i 18 anni. Proposta bocciata subito dai gestori degli impianti di risalita.

Il problema non è solo italiano. Ed è di difficile soluzione. Visto che non si possono toccare gli incassi degli impianti di risalita, l’attenzione si sposta sulle scuole. Che, secondo gli operatori turistici, dovrebbero impegnarsi per promuovere lo sci, alpino o nordico che sia. In Piemonte l’assessore Roberto Rosso vuole aumentare i giorni di vacanza nel periodo di Carnevale (riducendo le vacanze pasquali) per favorire le presenze sulla neve.

Ma non è chiaro chi dovrebbe farsi carico dei costi. Perché uno skipass giornaliero ha ormai prezzi insostenibili per la stragrande maggioranza delle famiglie italiane. Dai 40 ai 70 euro a cui vanno aggiunti i costi degli hotel per una eventuale settimana bianca, i trasporti, il cibo. Un salasso assurdo per una famiglia di 4 persone.

In alcune località della Francia sono i Comuni di residenza degli studenti a farsi carico di parte della spesa, ma pensare che Torino o Milano paghino per una settimana bianca di decine di migliaia di ragazzi appare inverosimile. Ed anche in Svizzera è da tempo che si sono ridotte le settimane bianche degli studenti, con ricadute negative sulle località turistiche. Che, da parte loro, evitano accuratamente di ridurre i prezzi, trasformando lo sci in uno sport riservato ai ricchi. Salvo poi lamentarsi perché il numero dei ricchi non è sufficiente per sostenere l’intera economia locale.

Ma è proprio l’atteggiamento arrogante degli operatori a penalizzare lo sci. Persino nelle località di montagna dove i ragazzi (esclusivamente quelli del posto) possono sciare gratis sino ai 16 anni si è passati dal 70% del ritiro degli skipass gratuiti ad un modestissimo 30%. Un crollo in meno di 20 anni. Occorre dunque ripensare completamente la promozione dello sci, partendo dai prezzi ma andando molto oltre. È vero che manca il traino della Valanga Azzurra o di Tomba, ma è anche vero che non si è stati capaci di valorizzare i successi delle ragazze o dei velocisti.

Si è preferito puntare su una promozione fighetta, sui ristorantini esclusivi e sui cocktail che costano un’esagerazione, si sono privilegiate le presenze straniere fregandosene dei puzzoni italiani. Il risultato non è stato un granché.

Photo credits by Augusto Grandi


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