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Cinquant’anni fa, il 17 giugno del 1970, allo Stadio Azteca di Città del Messico, si giocava Italia Germania, semifinale del Campionato del Mondo.

Un 4-3 che è rimasto nella mente e nel cuore di milioni di tifosi come la Partita del Secolo.

Anche se non è mia abitudine, vorrei rispolverare un “amarcord” personale, simile e purtuttavia diverso rispetto ai ricordi di coloro che assistettero in Tv a quella gara, e che, oggi, come me, hanno i capelli bianchi.

Avevo da poco compiuto quattordici anni e la televisione era da poco entrata in casa nostra. Mi stavo preparando agli esami di terza media, ma i miei genitori mi concessero di restare sveglio fino a tardi per assistere alla partita che iniziava a mezzanotte, ora italiana.

A ripensarci, i tempi regolamentari furono di una noia disarmante ma non priva di patos. Dopo appena otto minuti Boninsegna portò l’Italia in vantaggio. Da quel momento, e fin oltre il novantesimo, gli Azzurri si chiusero in un’ostinata difesa del risultato. Il portiere Albertosi e i difensori Burgnich, Facchetti, Bertini e Rosato (sostituito al 91’ da Poletti) sfoderarono il più classico dei catenacci, marchio di fabbrica di quell’Italia pallonara. Ma al 93’ (uno scandalo, perché all’epoca non era previsto il recupero) Schnellinger, difensore del Milan, si trovò tra i piedi la palla del pareggio e la buttò alle spalle di Albertosi. Quegli 85 minuti di noia calcistica furono tuttavia vissuti da me e da milioni di italiani con ansia crescente. Ogni folata di Beckenbauer, Overath, Seeler, ma soprattutto di Gert Müller era accompagnata da ansia seguita da sollievo. Sul versante opposto, niente: o quasi.

Con il senno del poi fu meglio così, perché se la partita si fosse conclusa al novantesimo con la vittoria dei nostri, ci saremmo privati dello spettacolo dei supplementari. Ma forse avrebbero lasciato nelle gambe degli uomini di Valcareggi un po’ di energia per affrontare in finale il Brasile che aveva regolato senza il minimo sforzo l’Uruguay per 3-1 nell’altra semifinale.

Quando quei supplementari iniziarono era notte fonda. Facevo fatica a rimanere sveglio, ma per nessuna ragione si poteva andare a dormire.

Il resto è storia ed è stato raccontato più e più volte da giornali, libri e persino film. Segnò Müller al 94′, poi Burgnich al 98′ (anche lui un difensore come Schnellinger, ma giocava nell’Inter), Riva al 104′, di nuovo Muller al 110′, e un minuto dopo Rivera per il 4-3 finale.

Fu l’apoteosi! Avrei voluto scendere anch’io in strada ma mia madre mi spedì perentoriamente a letto. Gli azzurri erano distrutti dalla fatica e dall’altura. Anche dalle immagini sgranate e in bianco e nero, si vedeva chiaramente che non stavano più in piedi. E infatti la domenica successiva, 21 giugno, ne prendemmo quattro dal Brasile con il quale reggemmo per circa mezz’ora prima del crollo fisico e morale.

Ma quei supplementari (non la partita, per carità!) sono rimasti nel nostro DNA calcistico di tifosi e appassionati.

Nel luglio successivo ero in vacanza a Laigueglia, in provincia di Savona. Vicino al mio stabilimento venni a sapere che c’erano Müller e il suo marcatore Rosato. I due si concessero una foto ricordo e una partita a boccette sulla spiaggia. Intorno c’erano solo curiosi, i bagnanti annoiati e nemmeno l’ombra di fotografi o giornalisti. Altro che le vacanze blindate di oggi in isole esotiche e con le guardie del corpo a scacciare i paparazzi! Ma anche per ciò che riguarda le vacanze dei giocatori, era un calcio d’altri tempi.


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