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Tra i Francesi che si incazzano, e i giornali che svolazzano

cantava Paolo Conte in “Bartali”.

E i Francesi continuano ad incazzarsi, visto che non riescono a piazzare un loro connazionale sul gradino più alto del podio del Tour de France dal lontano 1985, quando vinse Bernard Hinault. Trentaquattro anni fa!

Ci avevano sperato in occasione della 105ma edizione che si è appena conclusa domenica con la tradizionale passerella sulla Avenue Champs-Élysées di Parigi. Si erano illusi che Alaphilippe potesse mantenere la Maglia Gialla fino alla fine, o in un exploit finale di Pinot. E invece niente.

A vincere il Tour è stato un ragazzotto colombiano noto solo ai super esperti di ciclismo che risponde al nome di Egan Arley Bernal Gómez, per tutti semplicemente Bernal. Il corridore sudamericano si era già fatto notare di recente vincendo la Parigi-Nizza e il Giro di Svizzera. Non aveva partecipato al Giro d’Italia a causa di una frattura alla clavicola e partecipava alla Grande Boucle come gregario di Geraint Thomas, vincitore dell’edizione dello scorso anno.

E invece, nella tappa numero 19, attaccava e staccava tutti sul temuto Col de l’Iseran, la cima più alta dell’intero percorso, sul quale scollinava in solitaria. A quelle altezze Bernal si deve essere sentito a casa, visto che il colle si trova a circa 2700 metri sul livello del mare, proprio come la sua natia Zipaquirà, nel dipartimento di Cundinamarca.

Si tratta del primo colombiano che riesce a vincere il Giro di Francia (d’altra parte anche Carapaz, un paio di mesi fa, fu il primo ecuadoriano a vincere il Giro d’Italia). Ma, nonostante abbia solo poco più di 22 anni, non è il più giovane vincitore del Tour. Per trovare un trionfatore più giovane di lui, occorre risalire fino al 1904 e a Henri Cornet, che di anni ne aveva poco più di venti. Persino l’immenso Eddy Merckx dovette aspettare di averne 24.

Nato il 13 gennaio (lo stesso giorno di Marco Pantani!), Bernal è però cresciuto ciclisticamente in Italia, dove è stato accudito dal grande scopritore di talenti Gianni Savio, piemontese come Giovanni Ellena che lo ha seguito come direttore sportivo, fino all’approdo in una grande squadra professionistica: la Sky di Froome lo scorso anno e al Team Ineos quest’anno. Egan ha fatto base a lungo all’albergo-ristorante Buasca, in una frazione di San Colombano Belmonte, prima di trasferirsi in un appartamento a Cuorgné. La salita di Ceresole Reale-Lago Serrù era una delle sue preferite. Vladimir Chiuminatto ha fondato un fan club che ormai conta più di 250 membri e ha superato i confini del Canavese. Sembra che lo stesso Chiuminatto, prima della tappa dell’Iseran, gli avesse personalmente portato alla partenza le paste di meliga, di cui Bernal è ghiotto.

Insomma: il firmamento del ciclismo ha una nuova stella, che si porta dietro anche un po’ di Piemonte.

E i Francesi continuano ad incazzarsi “tra i giornali che svolazzano”.


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