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L’appello del presidente Antonio Forni, dell’ex patron Pms Giovanni Paolo Terzolo e dell’AD Massimiliano Feira, dell’assessore comunale allo Sport, Roberto Finardi e addirittura di capitan Peppe Poeta, che ieri al PalaVela hanno probabilmente giocato la partita più importante per il futuro dell’Auxilium Torino, è rivolto a tutta la città.

In buona sostanza a tutti gli imprenditori di buona volontà che non vogliono veder naufragare, dopo quattro stagioni nella massima serie e una Coppa Italia in bacheca, il basket sotto la Mole, che riempie i palazzetti e coinvolge migliaia di appassionati.

Perché se la squadra naviga in pessime acque in campionato, dopo l’ennesima sconfitta a Trento maturata, come sempre o quasi, nel finale, anche la società non pare passarsela benissimo. I numeri parlano chiaro: se è vero che per il prossimo anno, grazie a sponsorizzazioni già sottoscritte «saremmo già messi meglio» è altrettanto vero che per finire bene la stagione servono soldi. Subito. Circa un milione di euro in ua settimana.

Forni ha esordito con franchezza, senza troppi giri di parole: «Oggi è un giorno importante per l’Auxilium – riporta il sito ufficiale – perché si gettano le basi del suo futuro. Ho avuto l’onore di riportare in A la squadra e conquistare il primo grande trofeo della sua storia. Ora è arrivato il momento di cedere il testimone ad una persona che come me ama Torino e la pallacanestro, Giovanni Paolo Terzolo».

A delineare le basi del nuovo progetto, dal nome che è tutto un buon auspicio («Una Mole di basket») Feira e Terzolo, il connettore di quella che non si vuole chiamare cordata ma unione d’intenti: «Ci diamo una settimana per vedere le tante intenzioni manifestate trasformarsi in realtà. Obiettivo 1 milione di euro di qui a lunedì prossimo».

Come? Radunando «un gruppo di appassionati che abbiamo voglia di dare una base al progetto. Mi piacerebbe unire tutte le attività che ruotano nel mondo della pallacanestro torinese. Obiettivo immediato 200 quote azionarie da 10.000 euro caduna».

Ora, al di là della buona volontà di Forni, Terzolo e Feira il nostro appello, diretto e non untuoso è a FCA, che con il marchio FIAT oggi rappresenta il principale sponsor. Non stiamo qui a ricordare gli alti e bassi e la storia, passata e recente, del rapporto fra il gruppo e la città di Torino, sarebbe banale e scontato. Così come non stiamo a fare retorica sul fatto che per una multinazionale di quella caratura, sostenere non dico tutto, ma almeno la metà del budget che ieri è stato dichiarato necessario per la prossima stagione (circa 4 milioni e mezzo complessivi, compresa squadra femminile e giovanili) è quasi come per noi partecipare all’asta di beneficienza della parrocchia, anche se si tratta di soldi molto importanti.

Battute a parte FCA ora è davanti a una scelta non banale e non liquidabile in cinque minuti. Proseguire in un impegno che dopo i fasti della scorsa stagione ha visto il brand della storica casa automobilistica torinese (specie in questa ultima stagione) abbinato a una squadra non certo vincente (per usare un eufemismo) e sempre al centro di polemiche e di una crisi – economica e sportiva – che oggi esplode in tutta la sua entità. Oppure, come alcuni mormorano, anche se per ora non c’è nulla di ufficiale, lasciare perdere tutto e amici come prima.

Noi, senza tanti giri di parole, crediamo che questo FIAT non possa e non debba permetterselo. Il Lingotto ha oggi l’occasione di prendere due piccioni con una fava: confermare, con un’investimento tutto sommato «trascurabile»per una grande realtà come la loro, nonostante la globalizzazione del Gruppo, il suo legame con Torino e i torinesi, che – va ricordato – non sono soltanto i tifosi della Juventus o i fans di CR7.

Oppure buttare tutto alle ortiche, defilarsi, rischiando, indirettamente e seppur legittimamente, di far sì che il giocattolo si rompa. E la storia ci insegna che quando certi giocattoli si rompono non è detto che si possano riparare, meno che mai in tempi accettabili.

Ecco, noi pensiamo che è in questo momento che i vertici del Lingotto debbano intervenire. Crediamo che sia il loro momento. Confermando il loro impegno per il futuro, magari chiedendo in cambio più garanzie, a partire da una gestione più rigorosa, da programmi precisi e circostanziati e da un progetto potenzialmente vincente.

Siamo certi che, per FIAT, il vantaggio di immagine sarebbe esponenzialmente superiore al potenziale investimento. Perché una squadra di basket che riempie i palazzetti di tutta Italia e – perché no – di tutta Europa con il logo della storica fabbrica torinese sulla canotta è indubbiamente tanta roba.

E’ qualcosa di più di una semplice sponsorizzazione. E’ FIAT e Torino. E’ storia.

Quindi, cara FCA/FIAT, ve lo chiediamo con il cuore in mano. Noi, così come ve lo chiedono le migliaia di appassionati torinesi e così come ve lo chiede una città, che non vuole perdere anche il grande basket. Perché Torino, già colpita al cuore da problemi purtroppo più gravi di quelli sportivo, non meriterebbe anche anche questo.

A proposito: che se lo ricordino anche giocatori che scenderanno in campo nelle prossime gare: restare in A1 è fondamentale e i jolly sono finiti.


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