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La buona notizia è che, fino a quando i giocatori della Fiat Auxilium Torino hanno avuto benzina in corpo, hanno tenuto botta a Milano che, oggi come oggi, è considerata una delle squadre europee più attrezzate.

La cattiva notizia è che per competere a quei livelli servirebbe un roster più ampio e che la coperta della squadra allenata da coach Larry Brown (ieri tornato in panchina dopo circa due settimane di assenza causa visite mediche effettuate negli Usa) è corta.

Cortissima per pensare di impensierire un’Olimpia che, di fatto, si può permettere di tenere in panchina elementi che sarebbero probabilmente titolari fissi in qualsiasi altro quintetto della Serie A1.

E così fino alla fine del terzo quarto (trascinati anche da un Palavela strapieno di tifosi che – per l’occasione – indossavano, proprio come i giocatori in campo le magliette rosa a sostegno della Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro) hanno retto e pure bene, chiudendo in parità (57-57).

Poi il crollo, con il tabellone che, a fine partita, segna un risultato impietoso e tutto sommato bugiardo: 71-93.

Cosa è successo?

E’ successo che Torino di fatto ruotava con 8 giocatori (i sei americani, più Peppe Poeta, Marco Cusin e Carlos Delfino, ieri out), mentre Milano poteva alternarne senza problemi 11.

Ed è successo che – siccome piove sempre sul bagnato – James McAdoo, che fino a quel momento peraltro aveva patito la fisicità di avversari come Artūras Gaudatis, si è infortunato, costringendo il 33enne Cusin a fare (peraltro molto bene) gli straordinari.

Ed è successo che contro Milano sono emersi – al di là della ristrettezza della scarsità delle alternative in rotazione, i veri limiti di questa squadra.

Il primo: l’assenza di un play americano vero. Con capitan Poeta la squadra girava in un modo, con Tyshawn Taylor certi meccanismi si inceppavano. Il nativo di Hoboken, nel New Jersey, ha sicuramente ottime doti in penetrazione, ma non sembra il massimo per quanto riguarda la costruzione di gioco. L’impressione è che se riesce ad attaccare il ferro bene, altrimenti son dolori.

E poi James McAdoo. Agile, scattante, dinamico, ma spesso in difficoltà contro centri più fisici, proprio come il gigante Gaudatis.

E se è vero che il gioco di Larry Brown è ancora da assimilare, è altrettanto vero che i limiti restano: gli auspicati rientri di David Okeke e di Tra Holder, uniti a piccoli aggiustamenti di mercato (un valido italiano in più non guasterebbe…), potrebbero correggerli in maniera efficace.

Per quanto riguarda la partita Torino ha chiuso il primo quarto in vantaggio di una lunghezza, dopo essere stata anche a +8, mentre nella seconda frazione si è fatta recuperare, chiudendo il primo tempo sotto di 7 (36-43).

Nella ripresa gli uomini di Brown tornano sul parquet determinati e grazie alla prova maiuscola di capitan Poeta e di Cusin riescono a chiudere in parità (57-57).

Il crollo, nell’ultima frazione, con un parziale di 36 a 14 per i meneghini, trascinati dalle bombe di Vladimir Micov e dal calo delle energie della Fiat, per le ragioni già dette.

Ora, dopo la partita europea casalinga contro Francoforte, la Fiat è chiamata al successo domenica, sempre al Palavela, contro Brindisi, reduce da una larga vittoria contro Cantù. Sarà un test fondamentale per capire davvero dove potrà arrivare questa squadra ricca di talento ma, almeno al momento, povera di alternative.

Risultato finale
Fiat Torino – Ax Armani Exchange Milano: 71-93

Tabellino
Fiat Torino
Wilson 13, Rudd 5, Anumba, Carr 6, Guaiana, Poeta 8, Cusin 11, McAdoo 6, Taylor 16, Marrone ne, Cotton 6; all. Brown

Ax Armani Exchange Milano
Della Valle 7, James 6, Micov 16, Musumeci ne, Gudaitis 16, Bertans, Fontecchio 7, Kuzminskas 3, Cinciarini 10, Burns 6, Brooks 3, Jerrels 8, Della Valle 7; all. Pianigiani

Foto https://www.auxiliumpallacanestro.com/


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