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Emiliano Mondonico quella sedia non la alzerà più. Se n’è andato dopo aver lottato come un leone contro una malattia che era stata sconfitta ma che era ritornata

E siamo tutti noi, questa volta, ad alzare quella maledetta sedia contro il cielo. Non per la sfortuna di 3 pali in una finale di Coppa Uefa, ma per la rabbia di aver perso un uomo vero che ci lascia orfani in un mondo del calcio dove abbondano ragazzini viziati anche quando i ragazzini sono abbondantemente invecchiati.

Anche il Mondo era rimasto giovane dentro, ma gli atteggiamenti sbagliati li aveva esauriti tutti quando giocava sulla fascia, quando dribblava anche se stesso.
Da uomo, invece, aveva riportato il Toro in alto, la’ dove dovrebbe stare abitualmente e dove, invece, abitualmente non sta più.

Strana coppia, quella del Mondo e di Borsano.
Un presidente simpaticamente cialtrone, dove simpaticamente è riferito solo all’ambito pallonaro perché nell’ambiente degli affari le definizioni erano molto diverse.
Eppure i due hanno costruito una squadra in grado di conquistare una Coppa Italia e di sfiorare la Uefa ad Amsterdam contro l’Aiax. Nonostante la sfiducia generale di fronte ad acquisti come quello di Martin Vasquez, considerato “rotto” e invece fondamentale per la crescita del Toro.

Per tutti, però, Mondo resterà quello della sedia.
Alzata contro un arbitraggio pessimo, contro la sfortuna che è connaturata al Torino. Non solo Superga, non solo Gigi Meroni, non solo Giorgio Ferrini. Qualche anno orsono un sito sportivo internazionale analizzò le squadre di tutto il mondo, la loro storia, e sentenziò che il Toro era la squadra più sfortunata di tutte. Primato di cui si potrebbe anche fare a meno. Un primato che è tutto in quella sedia.

In un calcio dove sono spariti gli Dei veri ed è sopravvissuto solo il Dio denaro, Mondo era fuori posto. Non ha visto il suo Toro tornare ad Amsterdàm (la metrica della curva ha ragioni che l’ortografia ignora) per la rivincita. E con braccino Cairo difficilmente lo rivedranno i tifosi.

Ma dove è ora Mondonico, forse la partita si potrà rigiocare, con un arbitro più onesto e con Sordo che, a due minuti dalla fine, colpisce la traversa due centimetri più in basso e la palla entra in rete.

Alza la coppa, Emiliano, alza la coppa!


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