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La città di Voghera, con intento sicuramente maligno, è sempre stata definita come il “luogo delle tre P”: ovvero Pazzi, Prostitute e Peperoni. Lasciando perdere le altre due, ci si soffermerà sulla prima.

Giacchè in passato è stata sede di un noto ospedale psichiatrico, enorme. Tra i più grandi forse non solo della Lombardia. Arrivando ad ospitare più di 1000 pazienti e occupando circa 400 persone. Numero di posti di lavoro ai tempi paragonabile, forse, solo a quello delle ferrovie.

Parte dell’ex Istituto, dopo adeguata ristrutturazione, ospita oggi vari uffici dell’ASL. Dall’altro lato, invece, tutto è rimasto com’era. Ha ispirato,oltrettutto, il cantante Simone Cristicchi per un bel brano poi vincitore al Festival di Sanremo. Buona parte della promozione video fotografica del medesimo proviene da questa struttura. Ben più improbabile – e ridicolo – è stato il recarsi sul posto di una squadra televisiva. Che con tanto di speciali fotocamere, sensori ed ammennicoli vari aveva l’improbabile pretesa d’intercettare lo spettro di qualche “anima in pena” già ospite dell’ospedale. Fino nei sotterranei. Bah…

Benchè talvolta pochi anni d’abbandono e incuria siano sufficienti per precipitare nel più assoluto degrado, il luogo si presenta tutto sommato in discrete condizioni. E, con tanto di guida, visitabile. Tanto da riuscire a rendere perfettamente l’idea di cio’ che fu in passato.

L’inaugurazione risale al 1876. Appena dopo il trasferimento a Torino di Cesare Lombroso, proveniente dall’ateneo pavese. Dopo l’approvazione della legge Basaglia del 1978, la chiusura definitiva ebbe luogo vent’anni dopo.

Si tratta, comunque, di una pregevole costruzione ospedaliera di stampo ottocentesco. Gli spazi verdi dei cortili interni, con tanto di porticati, richiedono parecchia fantasia per immaginarli come un tempo ricchi di fiori. L’interno offre uno spettacolo ben più triste e avvilente. La sala con tamponi ed apparecchiature per l’elettrochoc, strumenti per la lobotomia, materiale sanitario all’apparenza ancora utilizzabile. Fino a non molti anni fa ancora erano visibili alcuni teschi, già oggetto di studio. La rotonda dei furiosi. Dove i malati più violenti venivano rinchiusi nudi o quasi in stanzette con letti saldamente ancorati al pavimento. Solo alcuni esempi a ricordare con quali modalità ai tempi ci si occupava della malattia mentale. Spesso bastava una forte depressione per finire i propri giorni tra quelle mura. Annientati e nell’oblio.

Per ragioni di spazio, s’indirizza chi volesse saperne di più al volume “Oltre il cancello…Voghera” di Fabio Draghi e Angelo Vicini (Guardamagna Editore in Varzi, 2011). Decisamente ricco di particolari sia dal punto di vista storico, fotografico e addirittura planimetrico.

Per le visite guidate occorre rivolgersi all’associazione “Spino Fiorito” in Codevilla.


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