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Il 14 dicembre 2017, l’approvazione della legge sul biotestamento in Senato,

si è conclusa con un lungo applauso.

Quello dell’Aula, quello di Emma Bonino e Mina Welby e quello di alcuni rappresentanti dell’Associazione Luca Coscioni.

Un percorso difficile, oggetto di numerosi dibattiti e ostruzionismi (sono stati presentati ben 3mila emendamenti, che ha portato il 31 gennaio 2018 all’entrata in vigore della legge sul testamento biologico.

Contemporaneamente, il 14 febbraio, è prevista la sentenza del processo a carico di Marco Cappato, reo di aver “rafforzato il proposito suicidario di Fabiano Antoniani”, più noto come Dj Fabo: giovane affetto da tetraplegia e cecità a seguito di un incidente stradale avvenuto nel 2014.

Un corto circuito tutto italiano insomma, dove il tritacarne della politica mostra il suo consueto fair play.

Cosa prevede la legge, in otto articoli.

La legge, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 16 gennaio 2018, si compone di otto articoli e prevede “nel rispetto dei princìpi di cui agli articoli 2, 13, 32 della Costituzione e degli articoli 1, 2 e 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”, l’attenzione e la tutela del “diritto alla vita, alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione della persona”.

Il testo fornisce diverse linee guida, disciplinando innanzi tutto il consenso informato, in base al quale il paziente può scegliere, assistito dal suo medico, di conferire o negare l’approvazione sull’inizio e/o sulla prosecuzione dei trattamenti sanitari.

Nell’art. 2, la norma si esprime su cure palliative e terapia del dolore. Vi sono poi i criteri sulla produzione di registri comunali dove i cittadini potranno depositare le cosiddette “dichiarazioni anticipate di trattamento” o Dat.

Il malato può inoltre indicare un fiduciario: una persona incaricata di far sì che le sue volontà vengano rispettate nel momento in cui questi perda la possibilità di esprimersi.

Viene prevista poi l’assistenza psicologica e la pianificazione condivisa delle cure fra medico e paziente.

Da sottolineare come il testo, contempli anche l’obiezione di coscienza: nel rispetto di tutti i medici che per questioni etiche, non intendono esercitare volontà che contrastino con i loro princìpi.


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