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Sarà una grande annata per il vino.

Alessandro Felis, grande enologo e divulgatore, ne è sicuro:

La primavera, molto piovosa in Piemonte, aveva creato qualche allarme. Poi un’estate calda ma non siccitosa, con un settembre splendido, caldo di giorno e fresco di notte, ha portato ad una situazione ottimale.

Uve sane, produzione in crescita anche quantitativa, con le eccezioni delle aree dove la grandine ha distrutto i grappoli, qualità elevata.

Possiamo tranquillamente dimenticare il pessimo 2017”, aggiunge Felis.

E questo vale per i bianchi e per i rossi, per le uve vendemmiate precocemente e destinate agli spumanti (precocemente ma nei tempi giusti, non come lo scorso anno quando la vendemmia è iniziata a luglio per alcune uve: un’assurdità al Nord), per il Nebbiolo da Nebbiolo ultimato in questi giorni e per il Nebbiolo da Barolo e Barbaresco che deve ancora essere ultimato.

Ma accanto ai grandi vini ormai conosciuti in tutto il mondo, “stanno tornando alla ribalta alcuni autoctoni che si credevano definitivamente scomparsi dopo i disastri provocati dalla filossera”.

Dal Baratuciat al Bianver.
Un attacco, quello della filossera, che – spiega Felis – nei territori marginali del Piemonte aveva colpito più tardi rispetto alle altre zone.

Alla fine della Grande Guerra, quando i campi si ritrovarono senza le braccia dei ragazzi morti al fronte e con i vigneti distrutti dal malefico insetto. Così, ricorda l’enologo, molti abbandonarono i campi per andare a lavorare in città mentre gli altri sostituirono le vigne impiantando i vitigni che garantivano le maggiori quantità di produzione.

E i vitigni autoctoni come sono sopravvissuti? Quasi per caso, nei terreni ancora più marginali delle montagne. Laddove i contadini avevano conservato pochi filari di uve diverse, per una produzione sostanzialmente destinata all’autoconsumo e con vini assemblati ricavati da uve in percentuale non definita.

Ora, però, con le analisi del Dna, è possibile indicare con precisione quali siano i vitigni ancora presenti. E pochi vignaioli coraggiosi hanno ripreso a puntare su questi vitigni storici, con produzioni ancora limitate anche perché il mercato non conosce questi vini. Per ora è una nicchia, ma in molti casi si tratta non di un fenomeno curioso bensì di una nicchia di grande qualità e con ottime prospettive di ampliamento”.


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