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Difficile non entusiasmarsi: 500 Università di tutto il mondo che inviano rappresentanti a Torino, in occasione di Terra Madre Salone del Gusto, per dar vita all’Università diffusa che si occuperà di ogni aspetto dell’alimentazione.

E l’entusiasmo aumenta ascoltando Andrea Pieroni, rettore dell’Ateneo di Pollenzo che sarà capofila del progetto, quando spiega che il sapere accademico deve imparare a fare un passo indietro di fronte ai saperi popolari nell’ambito dell’alimentazione.

Tutto bello, bellissimo. Piattaforme internazionali basate sul principio della sostenibilità e della sovranità alimentare.

Il rifiuto delle multinazionali che controllano produzione e distribuzione del cibo per riconoscere alle comunità locali il sacrosanto diritto ad individuare e scegliere il futuro delle proprie produzioni alimentari in rapporto al proprio territorio, alla tutela dell’ambiente, al futuro dei propri figli.
Poi, però, iniziano i dubbi.

A sostenere il progetto è in prima fila la Fondazione Crt, la stessa che finanzia ogni iniziativa della politica del pensiero unico obbligatorio, che non ha molto in comune con la tutela delle comunità e dei territori. E poi è difficile dimenticare i rapporti tra Slow Food, che ha lanciato la proposta dell’Università diffusa, e le iniziative imprenditoriali di Oscar Farinetti, anpista ad honorem, patron di Eataly.

Una ottima speculazione economica e finanziaria, discutibile (molto discutibile) sotto l’aspetto etico e comunitario.

Così sarà interessante scoprire chi saranno i docenti di questa università diffusa, non soltanto tra i cattedratici ma anche tra i rappresentanti delle comunità locali.

Si proseguirà con la logica ad escludendum di chi non è allineato e coperto? Le scelte seguiranno non logiche meritocratiche e neppure politiche (sacrosante, poiché il progetto ha una linea politica) ma esclusivamente partitiche?
I precedenti non sono incoraggianti, ma la speranza è l’ultima a morire. Perché il progetto, se eviterà di precipitare nella gabbia del pensiero unico obbligatorio, è davvero interessante e può offrire grandi opportunità alle comunità del cibo di tutto il mondo. In caso contrario, si finirà come dei Farinetti qualunque, alla ricerca di padrini politici per continuare a guadagnare tanto ed a pagare poco.


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