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Alzi le mani chi non ha le tasche piene di quella stucchevole pubblicità propinataci ogni pochi minuti sui canali TV, in cui una classe di bimbetti multietnici, colti da eccessi di riso senza senso, discettano tra loro scimmiottando quegli adulti (così spiega la maestra), beceramente prevenuti da inconcepibile razzismo.

I poveri ragazzini, presumibilmente indottrinati in una scuola cubana o della Corea del Nord, si lanciano in liriche dabbenaggini, la cui summa recita pressappoco così (ci perdoni chi legge per l’ennesima replica): “…Nei supermercati pakistani vendono solo cose scadute… In molti ristoranti etnici non sai mai cosa mangi… Ci portate le malattie…”, il tutto inframmezzato da risate senza senso (Oscar al bimbo occhialuto).

La nostra sofferenza ha un ultimo sussulto, con l’arrivo della maestrina che stigmatizza: “Bambini basta giocare a fare i grandi” e la morale finale che ci fa sapere che “L’integrazione è così semplice. Lo capisce anche un bambino. A volte bisogna tornare piccoli per essere grandi”.

Bravi, bene, ma per carità, basta con i bis! Per realizzare questo educativo messaggio neppur troppo subliminale, si son messi in tre: “Pubblicità Progresso, Agenzia per la Cooperazione allo sviluppo, ACRA” ma non fatevi scappare l’esplicita postilla, che recita testualmente “I contenuti di questo prodotto sono di esclusiva responsabilità di ACRA e non rappresentano necessariamente il punto di vista dell’Agenzia”. Forse qualcuno non condivideva il prodotto?

Tutto questo, ha un riscontro, davvero spiacevole, dal quale i nostri ragazzini escono malconci: la citata integrazione, che capirebbero anche i bambini – ma a quanto pare non i grandi, i loro genitori, famigliari e conterranei vari – si schianta come un treno nella recente operazione condotta a tappeto su tutto il territorio nazionale dai Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni-NAS che hanno battuto a tappeto ristoranti etnici, magazzini di alimenti di origine estera e relativi mezzi di trasporto.

E chi glielo va a dire, ora ai bimbetti di cui sopra che quasi la metà delle strutture ispezionate (242 su circa 500) hanno evidenziato irregolarità anche gravi, con violazione delle norme sulla conservazione e l’importazione di cibo vigenti in Italia? Stiamo parlando di 128 tonnellate di alimenti, cari bambini, che equivalgono a 128 mila chili di cibi scaduti, mal congelati o ricongelati, senza alcun rispetto delle norme igieniche, privi di etichette o con etichette irregolari o importati illegalmente. Per un valore complessivo stimato di 232.000 euro.

La palma d’oro delle irregolarità (48% dei locali visitati) concerne la ristorazione, in particolare i locali etnici “All you can eat” tanto in voga oggi: chiuse o sospese 22 attività per un valore di 5,3 milioni di euro, contestate 477 violazioni penali per frodi in commercio, inadeguata conservazione degli alimenti, e irregolarità amministrative.

Vi stupite cari bambini “etnici”, perché qualcuno ha l’ardire di generalizzare, accusando i vostri conterranei di vendere “solo cose scadute… non sai mai cosa mangi”. Ma le vostre argomentazioni non possono nulla contro i dati oggettivi ed inconfutabili che emergono da questa meritoria operazione delle Forze dell’Ordine.

Non un intervento occasionale contro questo o quell’esercizio: «Il piano di controlli – ha infatti precisato il Generale di divisione dei Carabinieri Adelmo Lusi – è stato realizzato con una metodologia finalizzata alla verifica del rispetto delle procedure di preparazione, conservazione e somministrazione degli alimenti, dello stato igienico e strutturale dei locali di ristorazione e degli esercizi di vendita al dettaglio di prodotti preconfezionati, del mantenimento della catena del freddo, soprattutto in relazione ai cibi da mangiare crudi. La vigilanza è stata estesa anche ai canali di importazione e distribuzione delle derrate alimentari e delle materie prime provenienti da Paesi esteri, gestiti da aziende di commercio all’ingrosso, di deposito e di trasporto».

Conferme sulla mala gestione di molti ristoranti, magazzini e botteghe più o meno grandi di alimenti etnici giungono pure dalla Coldiretti che, sulla base delle elaborazioni del sistema di allerta Rapido (Rassf), denuncia: “I cibi stranieri importati in Italia hanno provocato quasi un allarme alimentare al giorno. Sul totale dei 398 allarmi che si sono verificati in Italia nel 2018 – si precisa – solo 70 (17%) hanno riguardato prodotti con origine nazionale”.

Da parte sua, il ministro della Salute Giulia Grillo (M5S), ha sottolineato «Ben vengano le cucine etniche, a tutti piace il sushi, ma “All You Can Eat” non può fare rima con rischio di intossicazione alimentare: le regole valgono per tutti. Non si mette a rischio la salute dei cittadini con pratiche illegali per mantenere i prezzi stracciati».

Concludendo con una frase che potrebbe far presagire una certa attenuante per questi locali: «Spesso manca la conoscenza del nostro sistema di regole, che è tra i più avanzati a livello mondiale, e su questo bisogna lavorare».

Con buona pace per gli italiani e gli stranieri onesti, in regola con le normative igienico-sanitarie HACCP, fiscali, contributive e così via.


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