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Nella Torino che – secondo un assessore comunale – aspira ad essere capitale mondiale della ristorazione, pare quasi impossibile mangiare i piatti della tradizione piemontese.

Sushi a volontà, texmex, vegano, francese, internazionale, creativo: si trova di tutto.

Ma la cucina piemontese? Si trova ancora, per fortuna.

Ad esempio al Parlapà di corso Principe Eugenio 17, a due passi da Piazza Statuto, a 5 minuti di cammino dalla stazione ferroviaria di Porta Susa.

Parlapà, letteralmente “non parlare”, è una espressione tipica piemontese che si può tradurre come “accipicchia”, “addirittura”, con tono quasi meravigliato.

E si resta meravigliati gustando piatti di qualità non soltanto in cene rilassate, ma anche in rapide pause pranzo nei giorni lavorativi, approfittando delle proposte predisposte appositamente per chi deve rientrare in ufficio (fabbriche, nei dintorni, non ce ne sono più).

Ovviamente il meglio lo potete gustare se avete più tempo e avete voglia di farvi tentare da una tradizione che, a volte, non è solo quella subalpina ma che travalica le Alpi per diventare tradizione sabauda.

Meglio informarsi prima di scegliere sulle quantità delle diverse portate, perché sono spesso molto generose, proprio come prevede la tradizione.

Le tentazioni sono tante, a partire dai classici antipasti con peperoni alla fiamma con bagna caoda, acciughe al verde, salsiccia, paté, mocetta, flan di verdure. Sempre e soltanto materie prime di stagione.

E si prosegue con primi corposi, dagli gnocchi al gorgonzola sino ai classici tajarin presentati con trombette e lavanda, per passare alle tagliatelle con porri e guanciale.

In Piemonte non si può certo rinunciare ai secondi, tantomeno al Parlapà. Per chi ama i sapori più forti e tradizionali la scelta può essere tra la finanziera, le grive, le granelle e animelle al Marsala; oppure si può andare sulle proposte più classiche, da grissinopoli (una milanese con i grissini come impanatura) alla carne cruda battuta al coltello, dal vitello tonnato alla castellana di filetto. Ed anche in questo caso l’offerta è ampia.

Se resta ancora spazio per un dolce, ma a questo punto è davvero difficile, si può scegliere lo zabaione freddo o la tartaten, il bunet o la panna cotta, le pere con seiras o il cioccolato fondente.

Quanto ai vini, Parlapà è anche una fornita enoteca, dunque la possibilità di scelta è estremamente vasta. Vini non solo piemontesi ma anche nazionali, a partire da quelli autoctoni sconosciuti con proposte che prevedono 3 calici ogni giorno diversi. Meglio lasciarsi consigliare mentre si osserva la cantina (se avete la fortuna di avere un tavolo al piano inferiore).

Servizio informale e famigliare (ma alla “piemontese”), prezzi medi e con la possibilità di scegliere varie formule.

Consigliabile non abbuffarsi in una sola volta ma tornare spesso per provare di tutto. Chiuso la domenica ed i festivi.


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