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Per anni, prima che il piacere per la buona tavola si trasformasse in pornogastronomia con riti officiati da chef diventati guru, la grande cucina torinese aveva un nome: la Smarrita. Ed un grande cuoco, Moreno.

Moreno Grossi, all’anagrafe, ma solo Moreno per tutti i buongustai. E la Smarrita, quella “vera”, era il locale in fondo a corso Unione Sovietica, ad un tiro di schioppo dalla Fiat Mirafiori. L’eccellenza della cucina nel cuore del quartiere operaio.

Ci sono state vicissitudini amministrative, non certo gastronomiche, c’è stata una Smarrita 2 in pieno centro città. Ed ora che la Smarrita (il nome deriva da una campana toscana, la terra da dove è partito Moreno come numerosi altri cuochi approdati a Torino) non c’è più, la grande cucina è rimasta.

Il ristorante ha cambiato nome, si chiama solo Moreno, la collocazione è una sorta di via di mezzo tra la prima e la seconda Smarrita: in corso Raffaello quasi all’angolo con via Nizza. Semicentrale o semiperiferico, al bordo di quel quartiere della movida che è diventato San Salvario.

Ma a Moreno non è mai interessata la collocazione del suo ristorante. E neppure l’arredamento. Ciò che conta è la qualità che si porta a tavola. Di qualità ne è rimasta tanta, praticamente tutta. I prezzi, per fortuna, non sono più quelli della Smarrita. È anche un problema, perché i tavoli sono pochi ed è meglio prenotare per conquistare un posto.

Poi si comincia. Molta cucina di mare, ma le carni non mancano mai. Piatti di sostanza eppure leggeri proprio per esaltare le grandi capacità di Moreno. In fondo è sufficiente assaggiare una leggiadra insalata di mare calda per accorgersi che la Smarrita è sempre viva anche se ha cambiato indirizzo. Si può puntare su un risotto con astice e riduzione di brodo di astice, sui tonnarelli al vino rosso con ragù alle tre carni; per i secondi si può scegliere tra filetto al ginepro, petto di piccione al vin santo con passata di barbabietola, dado di spada gratinato e melanzana affumicata. Per chiudere con una soddisfacente carta dei dolci.

Non mancano ottimi vini. In sala il servizio è famigliare e Moreno compare spesso per controllare e, in fondo, per rallegrarsi di questo ennesimo successo gastronomico.


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