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Non è facile sfidare un mito come la discoteca più famosa della Valle d’Aosta trasformandola in un ristorante che diventi un polo di attrazione enogastronomica non solo per i valligiani ma anche per i turisti che affollano l’intera regione.

Eppure Cesare Leporati sta vincendo questa sfida alla guida de Lo Bistrot di Ayas-Champoluc che ha preso il posto della discoteca Le Galion dove imperversava Luigi Fosson, il più noto chansonnier della Valle con il nome di Luis de Jyaryot.

La proposta del Bistrot parte, inevitabilmente ma anche giustamente, dalla tradizione per poi lasciar spazio alla fantasia ed all’interpretazione dello chef. Una tradizione che – anche in questo caso con grande correttezza filologica – non è solo strettamente quella ayassina o valdostana ma che va a comprendere piatti dei confinanti cantoni svizzeri o dei territori alpini francesi.

Non può dunque mancare la raclette, oggetto di assurde quanto divertenti contese tra cantoni francofoni e germanofoni sulla paternità della creazione (ovviamente sulla raclette hanno ragione i francofoni). Una disputa che a Leporati non interessa più di tanto, per lui è importante che il piatto sia fatto bene.

E lo stesso vale per la Bourguignonne, anche in versione Chinoise. O per la pierrade, con carni di fassone, pollo e salsiccia accompagnate da verdure, patate e un cartoccio di tomino con pere e noci.

E qui si inizia a vedere anche l’innovazione nel piatto.

Come è innovativa, tra gli antipasti, la Tarte Tatin di scalogno caramellato con salsa al Roquefort. Oppure si possono scegliere entrée più classiche con lumache, vitello tonnato, porcini, ovetto e fonduta con prosciutto crudo di St.Marcel.

Anche i primi piatti offrono l’opportunità di scegliere tra la tradizionale zuppa di cipolle e piatti a base di pasta tipici di altre regioni e rivisitati dallo chef, come gli spaghetti aglio olio peperoncino con acciuga su stracciatella di burrata.

Bisogna però stare attenti all’inizio del pranzo o della cena perché occorre lasciar spazio all’ampia proposta di secondi piatti che non faranno la felicità dei vegani. Filetti in ogni maniera, animelle, stinco di maiale, carré di agnello.

Uno spettacolo in cui la qualità della materia prima è fondamentale.

Per chi, invece, preferisce affidarsi alla tradizione locale, non mancano le proposte dagli antipasti a base di affettati per passare alla zuppa alla valdostana, alla fonduta, all’immancabile polenta in varie versioni.

Per chi preferisce, a pranzo, un’alternativa veloce esistono menu leggeri, con crostoni, bruschette, flan, affettati.

Senza dimenticare la possibilità di scegliere una pizza.

Il tutto accompagnato da ottimi vini valdostani, italiani, stranieri.

Prezzi medi la sera, possibilità di pranzo “per lavoratori” a costi decisamente abbordabili.


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