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È la rivincita delle cantine cooperative. Considerate, a torto, come raggruppamenti di produttori di serie B, si stanno invece rivelando come poli di qualità, di innovazione ma a prezzi più che accessibili.

La Cantina Produttori Erbaluce di Caluso unisce la continua ricerca di miglioramenti nei vini Docg con un’offerta di vini bianchi e rossi sfusi a prezzi inferiori a quelli di un litro di benzina.

Creata nel 1975 da 14 viticoltori canavesani che avevano capito l’importanza della cooperazione, la Cantina si era insediata nei locali della Scuola Enologica di Caluso e rappresentava il laboratorio didattico della scuola. Ora i soci sono 160, con una superficie vitata di 38 ettari. La Scuola si è trasferita e la Cantina inizierà a breve i lavori per un ampliamento che permetterà un più agevole accesso al pubblico che acquista i vini.

L’Erbaluce, innanzitutto, ma anche il Canavese Rosso oltre a bianchi e rossi che non hanno la denominazione.

Ovviamente è l’Erbaluce il prodotto di punta, ottenuto dalle uve autoctone e declinato nelle versioni fermo, spumante e passito. È stato il primo bianco piemontese ad ottenere la Doc nel 1967 e poi la Docg nel 2010. Ma la Cantina di Caluso sperimenta nuovi metodi produttivi. Così, accanto all’Erbaluce classico Docg, è arrivato l’Erbaluce Fiordighiaccio, ottenuto con la criomacerazione. E poi la Baiarda, che resta 12 mesi nei tonneaux. Tutti Erbaluce Docg, ovviamente, così come i due ultimi nati: il Puntozero, un Erbaluce fermo con fermentazione avviata da lieviti autoctoni e con 12 mesi di permanenza sulle fecce fini; il Goccia d’Oro 36 che è un metodo classico con 36 mesi di affinamento sui lieviti.

Ma la Cantina produce anche due spumanti con metodo Martinotti che non possono fregiarsi della denominazione Erbaluce proprio per il metodo di produzione. Hanno quindi nomi di fantasia, Spumante Cuvée Soleil e Spumante Rosé, pur provenendo dalle stesse uve. Vigneti che, intorno a Caluso, godono di un microclima particolarmente favorevole che viene ulteriormente valorizzato dalle “topie”, ossia i pergolati che consentono alle uve ed ai tralci di essere sollevati a due metri di altezza, in modo da non risentire delle brine e del gelo del terreno.


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