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Amate il pane
cuore della casa,
profumo della mensa,
gioia del focolare.

Rispettate il pane:
sudore della fronte,
orgoglio del lavoro,
poema di sacrificio.

Onorate il pane:
gloria dei campi,
fragranza della terra,
festa della vita.

Non sciupate il pane:
ricchezza della Patria,
il più soave dono di Dio, il più santo premio
della fatica umana.

Dopo anni, troppi anni, di demonizzazione del pane, di riduzione dei consumi in nome di chissà quale dieta di guru d’Oltreoceano (meno pane e più bibite gassate), finalmente si torna a valorizzare un alimento fondamentale. Non solo dal punto di vista nutritivo ma anche culturale. Ed il cibo come cultura è la migliore risposta ai gretini che sognano un consumatore unico e globale che si entusiasmi per alghe, vermi, scarafaggi e cavallette.

Dunque è estremamente meritoria l’iniziativa del Gambero Rosso che ha pubblicato la guida “Pane e panettieri d’Italia”, presentata a Torino presso la panetteria Ficini, in assoluto una delle migliori d’Italia. Con il Gambero Rosso, in questa iniziativa, sono coinvolti i pomodori di Così Com’è, rigorosamente italiani, in arrivo dalla Piana del Sele. E Ficini ha presentato una serie di ricette per coniugare pane e pomodoro, al di là della pizza tradizionale.

Una valorizzazione del pane che parte dai campi, dai grani che non sono tutti uguali, dalle differenti farine che consentono di realizzare pani estremamente diversi, in grado di rispondere a gusti ed esigenze di ciascun consumatore. Ovvio che il prezzo ne risenta, meno ovvio che troppi ne approfittino. Ed allora diventa estremamente utile una guida come quella del Gambero Rosso che permette di valutare, di scegliere, di districarsi tra grandi panificatori e grandi approfittatori.

La guida offre anche numerose e significative curiosità. A partire dalla distribuzione territoriale delle eccellenze. Numerose in Piemonte e Lombardia, ad esempio, rare in Valle d’Aosta e Liguria. Ma i turisti che frequentano la montagna valdostana o la Riviera ligure non possono che concordare. Una clamorosa dimostrazione di indifferenza nei confronti degli ospiti ma anche verso se stessi. E vale anche per le località turistiche di Piemonte e Lombardia.

Altra curiosità è la proliferazione di insegne “Bakery” anche in località dove i turisti stranieri non si sono mai visti. Ecco, il rispetto per il pane, per la sua storia, per la sua tradizione dovrebbe passare anche attraverso il rispetto del suo nome.


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