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Bisogna avere molto coraggio, ed una grande professionalità, per puntare sui prodotti del territorio in Valle d’Aosta e realizzare una grande cucina che soddisfi sia una clientela di lusso internazionale sia gli appassionati di cucina locale.

Ma Luca Gubelli, chef milanese, all’hotel Camp Zero di Ayas di ristoranti ne ha realizzati addirittura due. Il Summit ed il Cliffhanger’s Grill.

Le proposte sono molto differenti, ma sono unite dalla ricerca, spesso difficile, della materia prima di qualità in un territorio che, per ragioni ambientali, può offrire una gamma limitata di prodotti.

Ovviamente le ostriche ed il baccalà nella carta del Summit hanno una provenienza straniera, dai mari migliori e più adatti. Ma per il resto Gubelli cerca di rivolgersi il più possibile ai piccoli produttori locali. Una cucina realmente a km zero per le carni, per i formaggi, ma non ci si allontana di molto neppure per la frutta o la verdura.

Tra l’altro questa attenzione alla territorialità permette di far crescere piccoli produttori che credono davvero nella coltivazione e nell’allevamento di qualità.

Così Gubelli sta seguendo con attenzione la crescita di un piccolo allevatore di Arnad, nella bassa Valle d’Aosta, che dispone di pochi ettari su cui sono presenti 10 maiali per ettaro che vivono allo stato brado.

La cucina è molto attenta alle ricette tradizionali valdostane, rivisitate dalla creatività di uno chef che vanta esperienze italiane ed internazionali.

Basti pensare alla Carbon-ade, una riproposizione della classica carbonada valdostana, preparata in un particolare forno a carbone. Ma si possono scegliere anche pizze gourmet con la certezza di una qualità che si trasmette anche nel pane e nella pasta fatti in casa. Per offrire un panorama molto vario delle cucine regionali italiane, particolarmente richieste dagli ospiti stranieri.

La stessa cura viene riservata per la cucina del Cliffhanger, anche quando si tratta di preparare un semplice sandwich con prodotti rigorosamente del territorio, oppure bruschette creative o insalate, o ancora una tartare di Fassone piemontese, magari accompagnata da patate coltivate in montagna appositamente per i due locali di Gubelli.

I ristoranti sono stati inaugurati solo a fine luglio, eppure il successo è stato immediato. Non soltanto per quanto riguarda i clienti dell’hotel ma anche e soprattutto da parte dei turisti esterni. E per ristoranti alberghieri è un risultato davvero sorprendente.


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