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Firenze è una delle città italiane ed europee più attive dal punto di vista artistico e culturale, inoltre possiede una tradizione culinaria antica e molto varia;

da un paio d’anni è anche piuttosto riconosciuta per i concerti rock estivi, ma molti non sanno che da dieci anni, Firenze è anche sede di una delle manifestazioni brassicole più importanti d’Italia: si tratta di Birraio dell’Anno, manifestazione che incorona il miglior birraio italiano dell’anno appena trascorso.

Tre giorni di manifestazione, da venerdì 18 a domenica 20 gennaio, a cui ha partecipato una delegazione di 24 membri (tra cui il sottoscritto) del Beer Tasting Torino, associazione culturale con lo scopo di promuovere e divulgare la cultura delle birre artigianali a Torino e in Italia.

Così in questi 3 giorni si è potuto degustare e bere quelli che sono i prodotti dei migliori birrifici artigianali del territorio nazionale; l’organizzazione dell’evento stima che in Italia, a fine 2018, ci siano più di 1000 birrifici artigianali, ma soltanto 20 arrivano alla manifestazione Birraio dell’Anno, più 5 birrifici emergenti che fanno categoria a parte, e, da quest’anno, anche i Best Off, ovvero i migliori birrifici delle regioni che non sono rappresentate in gara.

Ecco la classifica dei migliori birrai del 2018:

Categoria birrai emergenti:

5° posto, Alessandro Sanna, Birra Bellazzi (BO): quinto tra i più di 200 candidati tra gli emergenti, la sua produzione è incentrata sull’alta fermentazione (Ipa e Stout), tra cui spicca una Saison con scorza di pompia, una varietà di limone endemica delle Sardegna;

4° posto, Adriano Giulioni, Babylon (AP): presenta alla manifestazione due birre particolari con prodotti del territorio, una Gose con sale dolce di Cervia ed una Sour Iga con mosto di Pecorino;

3° posto, Giorgio Masio, Altavia (SV): incentra la sua produzione su birre a bassa fermentazione in stile tedesco, Keller, Pils, Bock fanno da contorno ad una ottima Rauch con malto essiccato insieme alle castagne nei “Tecci di Murialdo”;

2° posto, Umberto Calabria, Jungle Juice Brewing (RM): varia la sua produzione tra alta e bassa fermentazione, tra cui spicca una Double Blanche con buccia d’arancia, coriandolo e pepe di Sichuan;

1° posto, Luca Tassinati, Birrificio Altotevere (PG): viene premiato per l’ampia varietà della sua produzione e per la varietà di stili, dal tedesco all’americano, passando dal Belgio con una Imperial Blanche con bacche di ginepro, buccia d’arancia e coriandolo.

Birraio dell’anno 2018:

20° posto, Pietro Di Pilato, Brewfist (LO): ventesimo tra più di 700 birrai presenti sul territorio nazionale, forse in questa manifestazione un po’ penalizzato per la presenza di birre troppo “difficili” come una Barrel Aged Imperial Porter con vaniglia da 10% e una Barrel Aged Barley Wine da 14,4%;

19° posto, Fabio Brocca, Birrificio Lambrate (MI): da più di vent’anni Lambrate è uno dei capisaldi dei birrifici italiani, si presenta alla manifestazione con le storiche American Magut (West Coast Pilsner) e la Robb De Matt (Rye Ipa) più la novità della Berliner Weisse ai lamponi;

18° posto, Valter Loverier, Loverbeer (TO): forse il più grande produttore di birre Sour al mondo, da sempre presente nei 20 finalisti di Birraio dell’Anno, quest’anno propone anche birre invecchiate di 3 anni;

17° posto, Marco Sabatti, Porta Bruciata (BS): una produzione incentrata sulle birre ad alta fermentazione tra cui, in particolare, una Brut Ipa, una Russian Imperial Stout e una Best Bitter;

16° posto, Luana Meola e Luca Maestrini, Birra Perugia (PG): anche loro propongono una produzione ad alta fermentazione tra cui spiccano la Chocolate Porter con lattosio e due varietà di fave di cacao dell’Equador e anche un Sidro di mele;

15° posto, Gino Perissutti, Foglie d’Erba (UD): anche in questo caso produzione ad alta fermentazione tra cui sono degne di nota la Imperial Stout, la Brown Porter e la Farmhouse Saison con zafferano;

14° posto, Alessio Selvaggio, Croce di Malto (NO): una produzione che varia tra alte e basse fermentazioni con stili birrai particolari come la Russian Imperial Stout con aggiunta di riso nero e castagne o la Session Pale Ale con aggiunta di riso rosso;

13° posto, Alessio Gatti, Canediguerra (AL): anche per lui una produzione mista che passa dalla Brut Ipa aromatizzata con mosto di Moscato alla Barley Wine, passando per la Quadrupel con aggiunta di biscotti Speculoos realizzata in collaborazione con Extraomnes;

12° posto, Samuele Cesaroni, Brasseria della Fonte (SI): produzione incentrata sull’alta fermentazione con ben due Imperial Stout, una con caffè e cannella e l’altra con cocco e caffè maturata 8 mesi in botti di Bourbon;

11° posto, Marco Ruffa, CR/AK (PD): anche in questo caso l’alta fermentazione va per la maggiore, da sottolineare la produzione della Sour Iga con mosto d’uva e della Sour Wild Ale con pesche;

10° posto, Agostino Arioli, Birrificio Italiano (CO): da oltre vent’anni un altro dei punti fermi della produzione brassicola italiana, famosissime le sue Pilsner e le sue Sour con il marchio Klanbarrique;

9° posto, Mauro Salaorni, Birra Mastino (VR): buona eterogeneità tra basse e alte fermentazione, tutte caratterizzate da una facile bevibilità, come la Bohemian Pils o la Amber Lager;

8° posto, Marco Raffaeli, Mukkeller (FM): anche in questo caso l’eterogeneità tra alte e basse fermentazione è molto buona, da sottolineare la produzione di una Rauch molto buona;

7° posto, Josif Vezzoli, Birra Elvo (BI): vincitore della scorsa edizione, si riconferma con le sue ottime birre a bassa fermentazione, tra cui la Kellerpils, la English Lager, e la India Pale Lager;

6° posto, Matteo Pomposini e Cecilia Scisciani, MC77 (MC): produzione in prevalenza composta da alte fermentazioni, ma da notare la presenza della Kolsch e della Blanche con fiori di Ibisco;

5° posto, Emanuele Longo, Birrificio Lariano (LC): quinto posto a pari merito con MC77, anche in questo caso la produzione è composta prevalentemente da alte fermentazioni, da sottolineare la Fruit Beer con ciliegia Griotta passata in botte;

4° posto, Conor Gallagher Deeks, Hilltop (VT): prevalenza di alte fermentazioni per il birraio irlandese, in particolare la Session Ipa dall’odore molto simile alla marijuana e la Gallagher Stout, una Irish Stout con alga Dulse;

3° posto, Luigi D’Amelio, Extraomnes (VA): il terzo posto è il trionfo dello stile belga, dalla Witbier, alla Belgian Hopbier passando per la Tripel e la Quadrupel realizzata in collaborazione con Canediguerra;

2° posto, Giovanni Faenza, Ritual Lab (RM): il vincitore dello scorso anno della categoria emergenti, si riconferma tra i migliori in assoluto anche nel 2018 proponendo birre semplici e beverine anche variando la tipologia e gli stili;

1° posto, Marco Valeriani, Hammer (BG): per la seconda volta in tre anni è il vincitore di Birraio dell’Anno, la semplicità è uno dei suoi punti di forza con birre classiche e dalla bevuta facile, molto interessanti la Baltic Porter con malti affumicati e la Breakfast Stout con caffè, cacao, vaniglia e lattosio.


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